Ritratto di Rita Andreetti
Autore Rita Andreetti :: 30 Maggio 2016

La mancanza di una ideologia del giusto rende difficile la creazione di supereroi locali, che devono sempre comunque fronteggiare l’ideologia di Partito; e allora la Cina ricorre a Hollywood

Negli ultimi cinque anni il botteghino cinese ha dimostrato di essere capace di impennarsi vertiginosamente arrivando a conquistare la posizione di leader mondiale. Tanti di questi volumi sono il merito dell’affluenza impressionante che i blockbuster americani riescono ad attrarre nei cinema. Uno dopo l’altro, dai Transformers a Spider Man, passando per Captain America e gli Avengers: ognuna di queste pellicole ha riempito le sale nutrendo il pubblico cinese di ciò che ci si aspetta da un supereroe, ovvero ideologia e azione.

Ma è evidente che queste creature siano frutto dell’etica Made in USA, che per quanto il lavoro di avvicinamento operato dalla globalizzazione e da internet abbia accorciato le distanze, ancora sono molto lontani dalla cultura orientale e in particolar modo cinese.

La verità è che se dal punto di vista dell’azione ci saremmo alla grande, grazie alla lunga tradizione di wuxia locale, per quanto riguarda la voce dell’ideologia qui si zoppica evidentemente. La ragione principale è che questa appartiene alle linee guida che il leader di turno è capace di imporre, e ultimamente quello a cui stiamo assistendo è un certo ritorno al culto della personalità del Segretario di Partito. Come dire, per quanto possa essere fotogenico e ben truccato, ma un Xi Jinping nelle vesti di un Captain China, non è credibile.

In realtà esistono dei modelli, personaggi famosi o resi tali in passato, che sono ciò che più assomigliano a degli eroi nell’immaginario cinese, non ultimo l’Ip Man appena uscito. Ma qui, si sta parlando di persone reali, o di star dello sport, non di creature dell’immaginario che permettano alla fantasia del cinese medio di volare oltre l’umano e il possibile.

Adesso che anche l’Italia sta avendo la sua ondata di fortuna supereroica con Jeeg Robot, ci si domanda come mai un Paese dalla cultura così longeva e dalla capacità produttiva così potente non si stia cimentando nel rintracciare le proprie linee guida per elaborare un supereroe nazionale. Qualcosa di simile sembra palesarsi all’orizzonte nelle vesti di Jiang Bing Man, fino a quando una attenta visione del trailer (che trovate qui sotto) non rivela la natura puramente demenziale del film. I fratelli Russo, padri ideatori di Captain America, pare che siano venuti in soccorso all’industria cinese e che si prodigheranno per inventare una figura simile con caratteristiche cinesi. Il punto in questione è che la stessa figura, probabilmente, dovrà rispondere ai dettami del Partito e non potrà nulla contro la supremazia mediatica del regime: insomma, non sarà mai il più forte di tutti e il più giusto di tutti. Anche perché, questa giustezza, qual è?

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Obiettivamente, per il sistema è molto più semplice ammettere la distribuzione di supereroi importati, che rimangono comunque parzialmente distanti, e pur sempre passibili di tagli, correzioni e censure, piuttosto che doversi misurare con la difesa di valori come “la verità, la giustizia e l’umanità”: valori che ancora paiono quanto meno confusi, nebbiosi, sia nell’immaginario del cinese medio che nelle parole di chi invece dovrebbe fornirli come guida.

Trailer di Jiang Bing Man

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