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Autore Alessandro Tavola :: 29 Agosto 2014
Locandina di Anime nere

Recensione di Anime nere di Francesco Munzi con Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Barbora Bobulova - In Concorso Venezia 71: scontri di sangue e vite segnate già dal profondo per un noir classico

Anime Nere di Francesco Munzi inaugura la presenza Italiana in Concorso in questa Venezia 71, e il risultato è un racconto netto di vita e malavita, di morte e condanne, prima di tutto interiori.

Il titolo riesce a riassumere perfettamente l’urlo silenzioso che il film vuole e riesce ad essere. Fotografia nero inchiostro, umida, venata di ghiaccio: da Milano all’Aspromonte, tra i grattacieli e i monti, è tutto freddo ed inospitale, anche a casa. La traccia generale è arciclassica: crimine, famiglia, lo scontro generazionale. Tre fratelli e tre personalità, ma una sola anima – nera per l'appunto – con le fatalità conseguenti dietro l’angolo, coi minuti contati.

Gettate le basi nelle prime scene, Munzi riesce ad usare i cliché come fondamenta, evitando l’intoppo di un “effetto Gomorra – La serie” retroattivo che faccia sfigurare il tutto, facendo della necessaria ambientazione malavitosa un semplice innesco per poi dedicarsi al dramma familiare, al noir meditativo, al cielo di piombo che senza lasciar intravedere uno spiraglio di luce schiaccia i protagonisti lentamente ed inesorabilmente.
Lineare e senza complicazioni, la tragedia è puramente domestica, prettamente umana. Le anime nere del titolo sono quelle del passato del presente e del futuro: una vecchia generazione troppo legata alla tradizione e al sangue (ferma ancora al combinare i matrimoni); una nuova, troppo spenta (attraverso gli occhi pasoliniani e assenti di Giuseppe Fumo); una di mezzo, spaccata perlomeno in tre, in attrazione e repulsione per il violento ed il vendicativo, ma geneticamente e spiritualmente destinata e sporca di crudezza (più che di crudeltà).

Anime nere è un perfetto piccolo film di genere, una storia di carne umana già morta. Un nuovo cane-mangia-cane, le cui uniche catene sono certe ambientazioni nostrane e i meccanismi soliti e (sinceramente) rotti da un pezzo del contrasto tra nord e sud, città e campagna, ruralità e progresso, presenti ma non invasivi, rispetto ai quali il regista si impone, senza letargici didascalismi da denuncia. L’inquadratura finale, a tal proposito, potrebbe sembrare una cartolina triste ed evitabile, ma in realtà è un piccolo appagante abbaglio a concludere una vicenda spietata: con la sua pace irraggiungibile, l’unica cosa non inghiottita dal nulla e dalla violenza.

Trailer di Anime nere

Voto della redazione: 

3

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