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Autore Pierre Hombrebueno :: 27 Agosto 2015

Anche i grandi registi commettono errori, finendo talvolta per disconoscere le proprie pellicole. Vediamo alcuni esempi, dal Quentin Tarantino di "A prova di morte" allo Stanley Kubrick di "Paura e desiderio"

Quentin Tarantino

Anche i grandi registi commettono errori, finendo talvolta per disconoscere le proprie pellicole. Un primo esempio lampante potrebbe essere Stanley Kubrick, tra i cineasti più importanti di tutti i tempi, che eppure, non ha mai apprezzato uno dei suoi lavori di gioventù, il mediometraggio bellico Paura e desiderio. Realizzato nel 1953, oggi molti cinefili lo considerano un cult, ma per il regista trattasi di “una bizzarria incapace”, specificando come gli finisse sempre per ricordare “il disegno di un bambino attaccato sul frigorifero”. 

Ma se un cineasta che rinnega una delle sue prime opere è comprensibile se non addirittura normale, più recente è invece il rimpianto di Quentin Tarantino, che vorrebbe non aver mai realizzato A prova di morte, prima metà del dittico Grindhouse. Secondo il regista, l'operazione sarebbe stata un flop, un errore di cui il pubblico non era affatto interessato. 

Non sfugge al circolo nemmeno il grande David Fincher, responsabile di numerose perle, e ci basti pensare a Fight Club o The Social Network. Eppure, anche lui ha uno scheletro nell'armadio, ovvero Alien3. D'accordo, girare il sequel di un franchise iniziato da Ridley Scott e poi proseguito da James Cameron non sarebbe facile per nessuno, e in verità il film non è nemmeno così male, ma Fincher non sembra proprio riuscire a darsi pace. Disse il regista in un'intervista del 2009: “Nessuno l'ha odiato più di me. Arrivato a questo giorno, nessuno lo odia più di me”.

Rammarico anche per Steven Soderbergh, che dopo il pluripremiato Sesso, bugie e videotape, qualche anno dopo si è riunito con Peter Gallagher per girare Torbide ossessioni, remake del classico noir targato 1949. Successivamente, il nostro avrebbe dichiarato di “non averci messo il proprio cuore”, sottolineando come il film fosse “una gran confusione arrivata morta in post-produzione”.

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Infine, nonostante Hannah e le sue sorelle di Woody Allen sia stato un autentico successo (tanto da vincere tre Oscar), l'autore americano lo ritiene invece uno dei suoi più grandi errori: “È un film che mi fa sentire a pezzi. Quando riguardo il finale, poi, mi sento ucciso”. 

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