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Autore Andrea Caramanna :: 28 Luglio 2015
Locandina di Ex Machina

Alex Garland è un grande autore e il suo primo film dietro la macchina da presa è un dono prezioso

Il primo film di Alex Garland dietro la macchina da presa è un dono prezioso. Occorre coccolarlo, pensarlo e ripensarlo, viverlo e rivivere. Ex Machina ha da subito questo dono, forse perché immerge lo spettatore in uno slittamento, slancio improvviso, con un incipit “normale”, che si trasforma in qualcosa di assolutamente unico: il viaggio premio per il programmatore Caleb Smith (Domnhall Gleeson) che è catapultato nell’universo parallelo di Nathan Bateman (Oscar Isaac), il capo guru, che presto assume atteggiamenti e idee da Padreterno. Ci si mette poi l’ambientazione claustrofobica in una villa sotterranea, ma legata con un cordone ombelicale alla vitalità prosperosa della giungla. In questa sorta di sacco amniotico organico ma anche elettronico si svolgono  le vicende. Quando si presenta la creatura Ava (Alicia Vikander) è subito stordimento, incapacità di associare memorie e ragionamenti.

Ex Machina sembra a questo punto la continuazione diretta di Blade Runner e Her, tanto per citare i due più facili riferimenti: perché in gioco ci sono subito i sentimenti, le emozioni, l’individualità della nuova creatura. Dall’altra parte il fitto gioco di coinvolgimento che avevamo apprezzato in Her. Da questo momento in poi la riflessione sull’intelligenza artificiale non è più “amministrata” da una fervida fantascienza, ma dalla quotidianità di noi contemporanei alle prese con le forme più sviluppate di software che rendono le “macchine”, non solo più intelligenti, ma in grado di sviluppare relazioni più forti con gli esseri umani.

Certo, la seconda parte del film è meno intensa, dopo che la storia ha preso la sua bella virata, però il genio di Garland è sempre vivo ed acuto, dopo le sue già apprezzate prove con le storie di The Beach, uno dei veri primi insospettabili film in grado di abbracciare dalla fantascienza alla criptofantascienza e tutti i serial e via di seguito, e le altre opere dirette sempre da Danny Boyle come 28 giorni dopo, 28 settimane dopo e Sunshine. Come dire che Garland è uno degli autori di fantascienza più importanti e inquietanti dei nostri giorni, in grado di recepire ogni aspetto che riguardi evoluzione umana e tecnologia.

Questa prima prova dietro la macchina da presa conferma tutta una serie di ossessive visioni che trovavamo nei film succitati. Se proprio volessimo fare una critica negativa è qualche cedevolezza nella tensione visiva. Questa forse poteva essere la differenza e fare di Ex Machina un capolavoro. Invece è “solo” un ottimo film.

[Leggi anche: Transcendence e i pericoli dell'intelligenza artificiale]

Voto della redazione: 

4

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