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Autore Pierre Hombrebueno :: 9 Ottobre 2014
Locandina di I due volti di gennaio

Recensione di I due volti di gennaio: Hossein Amini dirige un film che guarda ai classici del noir americano avvalendosi del volto duro e granitico dell'antieroe Viggo Mortensen, qui in una fuga ansiosa con Kirsten Dunst e Oscar Isaac

La cosa interessante del debutto registico di Hossein Amini è che vuole colpire gli spettatori contemporaneamente da più direzioni, componendo un thriller dalle molteplici tracce e suggestioni, merito anche del libro di Patricia Highsmith da cui è tratta la pellicola. Così, i rami narrativi seguono più vie: da una parte abbiamo una storia di gelosia, quella del marito Viggo Mortensen verso la moglie Kirsten Dunst, sentimento che si amplifica con costanza da scena in scena, facendoci intuire che un raptus di pazzia violenta potrebbe essere in arrivo; poi, abbiamo un omicidio e la fuga avventurosa dei coniugi, che si ritroveranno braccati nelle isole più remote della Grecia in cerca di una via d'uscita; per complicare ulteriormente il plot, ecco inoltre l'estraneo e l'elemento di disturbo, la guida turistica Oscar Isaac, che il regista ci presenta in maniera ambigua fin dalla prima inquadratura, riempiendolo di mistero come il tipico personaggio che probabilmente nasconde qualcosa di pericoloso. Tre storyline che Amini intreccia con lucidità romanzesca, riuscendo a creare un prodotto pervaso da un moderato senso d'ansia e agitazione.

Il regista, che nel proprio curriculum vanta le sceneggiature di Drive (Nicolas Winding Refn) e 47 Ronin (Carl Rinsch), guarda ai grandi modelli classici del noir americano, magari di quelli interpretati da Humphrey Bogart e ambientati in qualche paese esotico. Amini ne ricama stilemi e mood, ci piazza pure delle evocazioni hitchcockiane qua e là (tutte le scene in albergo), destando un'attenzione vagamente distratta ma autentica, merito di una fluida esposizione che condensa le sue diramazioni in un'ora e mezza che scorrono lisce, démodé e piacevoli.

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La tensione non raggiunge mai il livello asmatico e tachicardiaco, eppure I due volti di gennaio possiede la cristallina scioltezza di una messa in scena fuori tempo massimo, un fascino a suo modo magnetico e seducente, in quanto capace di rimandarci sempre, in positivo, agli odori e le sensazioni di un cinema che non esiste più. E se la Dunst gioca giustamente la carta della bionda inconsistente, Mortensen si rivela assolutamente una scelta azzeccata, in quanto ha la faccia del duro granitico stronzo antieroe, un tipo di ruolo a cui si è ormai abituato dopo le esperienze con Cronenberg.

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Trailer di I due volti di gennaio

Voto della redazione: 

3

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