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Autore Pierre Hombrebueno :: 7 Agosto 2014
Locandina di Io vengo ogni giorno

Recensione di Io vengo ogni giorno di Dan Beers: Una commedia adolescenziale che mette in scena i tipici stereotipi narrativi del genere, senza riuscire ad allontanarsi dalla consistenza di una debole flatulenza estiva

Io vengo ogni giorno ha la medesima consistenza di una scoreggia: la senti, ti scappa una risata perché sei un idiota, poi apri la finestra e dopo qualche secondo se ne va via senza lasciare più tracce. Insomma, una debole flatulenza estiva di quelle che possiedono l'immaturità dell'opera prima, ma non la carica vitale e la freschezza di un frenetico esordiente. Diversi i punti di riferimento della pellicola, da Ricomincio da capo fino ovviamente alle varie commedie sporcaccione in stile American Pie: il regista Dan Beers prende un po' da tutti ma è sfornito di una solida base d'appoggio, forse già convinto di avere per mano una storia geniale, quella di un ragazzo destinato a rivivere la stessa giornata dall'inizio ogni volta che ha un orgasmo. In verità il film è meno oltraggioso di quanto vorrebbe apparire sulla carta, in quanto non intende assolutamente sviare i tipici stereotipi narrativi del romance adolescenziale più elementare, con le gag comiche affidate al compare demente e l'immancabile migliore amica di turno, la quale, e lo sappiamo già fin dalla prima scena, si rivelerà magicamente il vero amore del protagonista. Non solo tutto già visto quindi, ma anche tutto già visto meglio altrove. 

Senza necessariamente scomodare il cult di Harold Ramis, potremmo pensare alle commedie della factory di Judd Apatow, in primis Suxbad – Tre menti sopra il pelo, con cui Io vengo ogni giorno condivide l'identica ambientazione scolastica e la precisa tipologia di teenager in calore; laddove il film di Mottola godeva di una sfrenata energia trasportata dall'incontenibilità di Jonah Hill e da un ritmo tachicardiaco che si amalgamava perfettamente con le situazioni deliranti proposte dalla sceneggiatura, il film di Beers scorre invece nella più sedata staticità, totalmente sguarnito di scosse e tremiti: gli stessi attori non paiono divertirsi, figuriamoci gli spettatori. A mancare nell'opera, poi, è lo sguardo di nostalgia verso una fase così irripetibile e unica come l'adolescenza: il regista riduce tutto al grado più rudimentale, e nemmeno per un momento ci regala la nostalgia e l'evocazione di un'età in cui, davvero, non si poteva essere più arrapati e in cerca di un amore che potesse essere tutto e la fine di tutto. Mai un tocco d'ansia, uno squilibrio esistenziale: oltre ad essere una commedia blanda quindi, Io vengo ogni giorno si rivela anche dannatamente superficiale, persino per un'opera già così dichiaratamente priva di promesse. 

Trailer di Io vengo ogni giorno

Voto della redazione: 

2

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