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Autore Camilla Maccaferri :: 27 Agosto 2014

Recensione di The Stag - Se sopravvivo mi sposo. Fresca commedia irlandese al maschile: un piacevole esordio alla regia per John Butler

Nella selva di commediacce estive a base di natiche e gag slapstick di bassa lega non è facile trovare qualcosa di salvabile, specialmente se l’argomento di base è un addio al celibato. Subito si profilano all’orizzonte orribili immagini di night club, ubriacature selvagge e situazioni tra il pecoreccio e l’improbabile (Una notte da leoni docet). Ma per fortuna l’Irlanda ha una marcia in più rispetto all’usurata (in fatto di commedie prodotte in serie) macchina hollywoodiana e The stag: se sopravvivo mi sposo lo dimostra pienamente. Innanzitutto, il festino in questione (stag è il termine britannico per designare appunto l’addio al celibato) non si svolge in un’area urbana e godereccia ma con un’immersione di tre giorni nella ruvida natura irlandese, dove Davin (Andrew Scott) e amici decidono di celebrare le imminenti nozze di Fionnan (Hugh O’ Connor), timido, delicato e refrattario a ogni tipo di intrattenimento volgare. Per questo motivo la visione, pur rimanendo leggera e disimpegnata, si prospetta più divertente e meno dannosa di quanto il titolo (specialmente con il discutibile sottotitolo italiano) lasciasse presupporre.

L’Irlanda entra prepotentemente e dolcemente nelle avventure del gruppo di maschi, non solo con i suoi verdi paesaggi, ma anche con le sue tradizioni, le sue canzoni intonate intorno al fuoco, la sua ironia pungente e sanguigna, dando un tocco di originalità in più al film. I personaggi sono simpatici senza esagerare e una menzione speciale dev’essere dedicata al geniale intervento dell’insopportabile burbero The Machine (Peter McDonald, che è anche sceneggiatore), folle, scatenato, fanatico degli U2 che si rivela, nel finale, un tenerissimo e insostituibile compagno d’avventure. Se il doppiaggio forse non riuscirà a rendere tutte le sfumature dei dialoghi, spesso intrinsecamente intessuti di elementi culturali gaelici, rimane comunque una piacevole sequenza di momenti divertenti e di battute efficaci senza bisogno di scadere nella volgarità.

Qualche pecca retorica, specialmente nell’approfondimento psicologico dei personaggi e nelle sequenze finali, e un afflato patriottico che potrà forse far sorridere noi stranieri, ma comunque una commedia garbata, con intenzioni, non sempre centrate, che esulano dal mero intrattenimento (la questione dell’omosessualità, lo spettro della crisi economica). Un esordio alla regia piuttosto promettente per l’irlandese John Butler. 

Trailer di The Stag - Se sopravvivo mi sposo

Voto della redazione: 

3

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