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Autore Alessandro Tavola :: 16 Giugno 2015
Locandina di Unfriended

Recensione di Unfriended di Leo Gabriadze con Shelley Hennig, Moses Jacob Storm: per fare un horror su cyberbullismo e vendetta basta il monitor di un computer

Prodotto da Timur Bekmambetov (regista di Wanted) e diretto da Leo Gabriadze, Unfriended riesce a narrare una vicenda di cyberbullismo (sovrannaturale) attraverso una forma più attuale del solito, finalmente legata in tutto per tutto alla consistenza digitale del suo spunto di partenza.

Adolescenti, feste, tradimenti, cattiveria e soprattutto vendetta, ossia l’ABC del teen horror. Un ricettacolo stra-abusato da cui Unfriended pesca con semplicità, e a tratti con audacia, per portarlo su un livello visivo differente, che non è più quello del mescolamento di riprese canoniche e finto amatoriali né l’utilizzo solamente di queste ultime, ma spostando il baricentro verso un differente momento della fruizione: tutto ciò che vediamo, infatti, corrisponde con lo schermo del computer della protagonista Blaire, proprio come se fosse uno screencast.

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Decenni di film e telefilm di drammi e orrori adolescenziali, da sempre guardati con distanza oceanica, vedono ora assottigliato il gap e possono andare a toccare corde più empatiche. Facebook, Skype, Gmail, Instagram, Spotify, Youtube: sono questi luoghi comuni a mezzo mondo, i momenti per una immediata sensazione. Non più ubriacature, spiagge, scuole ed eventi sovrannaturali, ma il ticchettio dei tasti nel silenzio, i suoni dei messaggi, le video chat che si impallano e il loro audio detestabile, le canzoni che partono nel vuoto, i filmati e le foto che irrompono con tutta la loro immediatezza, i commenti delle persone e, solo dopo, l'infestazione di uno spirito vendicativo.

La tensione di Unfriended viene dal proporre senza troppe forzature la dimensione assieme privata e pubblica di un’adolescente davanti al proprio schermo in questa accezione globale: il modo progressivo con cui il Mac della protagonista viene posseduto riesce a risultare più plausibile ed accettabile della maggior parte dei meccanismi tipici del genere tanto da rendere quasi superflue le scene strettamente splatter. Facebook vince sulle feste in spiaggia, Skype sui corridoi delle scuole americane, e il ridurre il tutto a questi pixel onnicomprensivi, a questo confino visivo (insieme liberatorio ed opprimente) in cui tutto avviene senza ellissi temporali, riesce a giovare ai meccanismi narrativi, alla ricostruzione degli avvenimenti antecedenti al film e alla dimensione violenta, torturante e ludica con cui lo spirito di Laura Barns dà sfogo alla propria vendetta per il cyberbullismo subito.

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Certamente non mancano approssimazioni necessarie all’economia del racconto, e Unfriended rimane comunque rivolto ad un target adolescenziale americano (anche se con il basso budget ha potuto permettersi un rating R), ma proprio facendo ciò il film di Leo Gabriadze ha il pregio di ricondurre il tutto ad una prospettiva che, tra multitasking, abbondanza di finestre aperte e tante parole da leggere sul grande schermo, abbandona altre convenzioni ben più logore e finalmente se ne infischia del digital divide.

Trailer di Unfriended

Voto della redazione: 

3

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