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Autore Andrea Chimento :: 30 Ottobre 2014

Una panoramica sul fenomeno degli horror francesi del nuovo millennio. Da “Alta tensione” ad “À l'intérieur” passando per “Martyrs” e tanti altri

Béatrice Dalle in "À l'intérieur"

Halloween si avvicina e gli appassionati del genere horror si preparano a selezionare una lista di film da visionare, rigorosamente al buio, durante la notte delle streghe. In mezzo a classici, nuove proposte e rivisitazioni in salsa gore di vecchie pellicole, c’è un filone ancora poco noto al grande pubblico di casa nostra, che potrebbe rappresentare un efficace consiglio su cosa guardare nelle ore a cavallo tra venerdì e sabato. 

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Forse non tutti sanno che… nel cinema francese del nuovo millennio si è sviluppata una notevole tendenza dedicata al genere da paura per eccellenza: una serie di film contrassegnati da una forte dose di violenza ma anche da una grande attenzione all’aspetto estetico e ai contenuti. Tra i titoli da consigliare si può partire da Alta tensione (2003) di Alexandre Aja, lungometraggio che omaggia il cinema degli anni ’70 (e, in particolare, Non aprite quella porta di Tobe Hooper) con protagonista Cécile De France. Aja (che in seguito non sarà più tanto creativo) ha costruito una storia d’inseguimento dalla suspense straordinaria e il colpo di scena finale è sorprendente. Attenzione agli spoiler.

Per gli amanti dello slasher si può segnalare Frontiers (2007) di Xavier Gens, con un gruppo di ragazzi in fuga da Parigi verso l’Olanda che si ritrova vittima di una famiglia di psicopatici omicidi. Inizialmente c’è anche una riflessione politica (gli scontri nelle banlieue) ma poi il tutto si concentra sullo splatter e sulla violenza più estrema. 

Decisamente più intenso anche da un punto di vista politico-sociale è lo sconvolgente À l'intérieur (2007) diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury. Protagoniste due donne: una è la vittima, in casa da sola, l’altra è la carnefice che la tiene sotto scacco. Brutale nelle azioni, ma delicato per un’estetica audiovisiva di rara eleganza, è una riflessione di grande spessore sulla xenofobia e sulla maternità.

Una coppia di registi di talento sono anche David Moreau e Xavier Palud, che prima di firmare il pessimo remake del sudcoreano The Eye, avevano dato vita all’angosciante Them del 2006. Ambientato a Bucarest, vede una coppia minacciata da una serie di misteriose presenze che li costringe a scappare nei boschi circostanti la loro grande villa: un thriller di grandissima tensione e dal finale indimenticabile, incentrato sulle differenze di ceto sociale, in un contesto di povertà che è ben più terribile di mostri e affini.

In Italia, in molti conoscono Martyrs (2008), per alcuni un cult e per altri una delirante confusione mistica, in ogni caso da vedere e che non può lasciare indifferenti; mentre molti meno conoscono Cannibal Love (2001), dolente poesia horror firmata da Claire Denis con un grande Vincent Gallo e le splendide musiche dei Tindersticks.

Infine, ci permettiamo di barare: tra gli autori da tenere in grande considerazione c’è anche un regista non francese, ma belga, che inseriamo in questa lista. Fabrice Du Welz, autore dello sconvolgente Calvaire (2004), uno degli esordi più interessanti e inquietanti degli ultimi dieci anni, con protagonista un cantante che diventerà la vittima di una comunità di soli uomini, dispersa nei boschi delle Ardenne. Il suo ultimo lavoro, Alleluia, ha entusiasmato gli appassionati allo scorso Festival di Cannes: la speranza è che possa presto arrivare nelle nostre sale. Con l’auspicio che un domani anche l’horror italiano possa rinascere, guardare a quanto fatto dai cugini d’oltralpe potrebbe essere un’ottima fonte d’ispirazione.

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