Ritratto di Pierre Hombrebueno
Autore Pierre Hombrebueno :: 23 Febbraio 2015

Un'edizione particolarmente generosa quella degli Academy Awards di quest'anno. Infatti, tutti e 8 i candidati come Miglior Film si sono portati a casa almeno una statuetta. Il vero trionfo, comunque, è stato di "Birdman" e "Grand Budapest Hotel"

Inarritu

L’87esima edizione dei Premi Oscar ha chiuso anche questa stagione dei premi, con un vincitore per cui qui a bottega si tifava già da Settembre, fin dalla sua presentazione in Concorso al Festival di Venezia 2014, dal quale, purtroppo, uscì a mani vuote. Ma è stato un volo dirompente quello di Birdman, che pur nel suo impianto decisamente inusuale e spiazzante, oltre che inedito per i gusti dell’Academy, è riuscito tuttavia a conquistare i due premi principali – Miglior Film e Regia – oltre che quelli, meritatissimi, per Miglior Fotografia (è il secondo Oscar consecutivo al grande Emmanuel Lubezki) e Miglior Sceneggiatura (dialoghi cattivissimi, incalzanti, caustici sull’industria hollywoodiana e la macchina trituratrice dello star system che ama guardar cadere i propri dei).

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Una vittoria doppia, dal momento che ha sconfitto il ben più tradizionale Boyhood, che partiva favorito dopo l’Orso d’argento al suo regista Linklater a Berlino 2014 e il Golden Globe come Miglior Film Drammatico; e che, soprattutto, presentava un’idea suggestiva alla base (le riprese durate dodici anni). Invece, Boyhood deve accontentarsi della statuetta a Patricia Arquette, annunciatissima Miglior Attrice Non Protagonista la quale, assieme a Julianne Moore (Miglior Attrice), Eddie Redmayne (Miglior Attore) e J.K. Simmons (Miglior Attore Non Protagonista), conferma i premi attoriali più risaputi degli ultimi anni.

Tutti i film nominati come Best Picture si sono portati a casa un contentino (o un trionfo): oltre ai già citati, The Imitation Game la Miglior Sceneggiatura Non Originale e Selma la Miglior Canzone, mentre Grand Budapest Hotel ben quattro premi tecnici e il piccolo fenomeno Whiplash, oltre a Simmons, si è beccato giustamente Miglior Montaggio e Sonoro: i loro punti di forza. Peccato che anche il bellissimo American Sniper debba accontentarsi di un trofeo di consolazione (Miglior montaggio sonoro), nonostante sia decisamente il titolo più chiacchierato tra i film in gara, oltre che il vero re dei botteghini internazionali.

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Rimane comunque, a distanza di mesi, l’amaro in bocca per alcuni titoli che avrebbero sicuramente meritato di arrivare fino al Kodak Theatre, ma che invece sono stati esclusi già dalle nomination. Pensiamo, ad esempio, all'incredibile Mommy di Xavier Dolan o a L'amore bugiardo di David Fincher (che in un mondo ideale avrebbe dovuto avere ben più della candidatura alla Rosamund Pike).

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