Ritratto di Rebecca Amanda Snyder
Autore Rebecca Amanda Snyder :: 28 Aprile 2014

Incontro con Philippe Duclos, attore di teatro, cinema e televisione, noto come uno degli interpreti di Engrenages (Spiral in Italia), serie televisiva proposta da Canal+ nella quale incarna il giudice Roban.

Philippe Duclos

Philippe Duclos, attore di teatro, cinema e televisione, è noto al pubblico soprattutto come uno degli interpreti di Engrenages (Spiral in Italia), serie tv di Canal+ nella quale recita nel ruolo del giudice Roban.

Venuto dal mondo del teatro, si è trovato a lavorare per il cinema, a fianco di Arnaud Desplechin, un po' per caso. A partire da questa esperienza, ha inanellato secondi ruoli nei film di Nicole Garcia, Bertrand Tavernier, Jacques Audiard, Claude Chabrol, Pascal Bonitzer e Costa-Gavras, fino a quando si è aggiudicato uno dei ruoli principali della serie televisiva Spiral.

In occasione di un incontro a Parigi si è spogliato degli abiti del compunto giudice di istruzione Roban per calzare i jeans dell'uomo Duclos e condividere generosamente diversi aspetti della sua esperienza di attore.

Innanzitutto ha sottolineato la differenza fondamentale che sussiste tra un testo teatrale e uno script per il cinema dal punto di vista del lavoro dell'attore. Il testo teatrale è “il” verbo, la risorsa originaria al quale l'attore attinge e di cui si nutre nel contesto di un lavoro che è essenzialmente collettivo. Al cinema, invece, non si può parlare propriamente di testo, ma si tratta di un dialogo che può essere modificato in ogni istante e il cui lavoro è circoscritto prevalentemente agli effetti di stilizzazione. La preparazione di un dialogo per il cinema è un'attività solitaria che richiede un grande lavoro preliminare: il giorno delle riprese si ha interesse a conoscere bene la propria parte perché la macchina cinema non ammette ritardi o proroghe!

Il grande lavoro di preparazione di cui parla Duclos apparenta l'attività dell'attore di cinema a quella dello sceneggiatore. In quanto attore, è solito scrivere moltissimo sul personaggio partendo dalle situazioni specifiche in cui si trova e creando, a sua volta, una sorta di film sul personaggio. Questo materiale costituisce il sottotesto che guiderà l'interpretazione dell'attore al momento delle riprese.

Similmente, quando lo sceneggiatore crea un personaggio ne delinea il carattere e, allo stesso tempo, ne stende un diario volto a caratterizzarlo, cioè a rivelarne il carattere in situazioni e contesti precisi: quando si scrive una sceneggiatura non è importante definire “chi è” il personaggio ma, semmai, “ciò che fa”.

La “situazione” è un elemento chiave per il lavoro dell'attore che Duclos definisce come «un insieme di realtà fittizie che esercitano una pressione su qualcuno e l'obbligano a reagire».

A seconda della prevalenza accordata al personaggio o all'azione si possono ottenere sceneggiature e film molto differenti. Due esempi noti a tutti: il cinema di Renoir, costruito sui personaggi, e quello di Hitchcock, che parte dalla situazione.

Oltre al lavoro che un attore deve fare su di sé, è importante anche la ricerca sul campo condotta, per esempio, attraverso consulenze di vario genere. Questo per dire che l'idea astratta di un personaggio che si crea al di fuori dell'attore, e nel quale ci si deve identificare, non esiste. La costruzione del personaggio si fa gradualmente, attraverso l'apporto personale dell'attore, le ricerche sul campo e le indicazioni del regista.

Per quanto riguarda la direzione degli attori Duclos ha lavorato a fianco di grandi autori e anche per la televisione. Ha dipinto il ritratto di un Desplechin immaginativo e molto vicino all'attore, e di uno Chabrol di poche parole. Per quanto riguarda, invece, la direzione artistica nella serie Spiral, ha assimilato il lavoro di regista a quello di un grande tecnico, un esecutore, per la sua estraneità all'elaborazione del soggetto e alla scelta degli attori.

L'errore più grave e frequente commesso dagli sceneggiatori/dialoghisti con cui si è trovato a lavorare, è la scrittura di dialoghi espositivi che informano lo spettatore su ciò che il personaggio sta vivendo: per un attore, essere obbligato a dire «sono in collera», è una catastrofe. Altre volte i dialoghi sono illeggibili perché, molto banalmente, non sono stati letti a voce alta dagli autori.

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