Ritratto di Redazione
Autore Redazione :: 15 Aprile 2018

Addio a Vittorio Taviani che con l'inseparabile fratello Paolo ha scritto pagine fondamentali del cinema italiano già dal periodo postneorealista

Vittorio Taviani

Morto a Roma dopo una lunga malattia ad 88 anni Vittorio Taviani era insieme al fratello Paolo un duo artistico pressoché inscindibile, tanto che come per altre celebri coppie di fratelli si chiamavano semplicemente "i Taviani". Tanto che parlare al singolare in occasione di questo doloroso evento è davvero impossibile.

Vittorio era nato a Pisa e fin da giovane aveva animato la scena locale intorno al cinema dei circoli. Il loro primo lavoro, non a caso, di tipo neorealistico e documentario ha come oggetto proprio la città natale di San Miniato, San Miniato luglio '44, con la sceneggiatura alla quale partecipa il grande Cesare Zavattini. Su quest'onda anche l'altro documentario firmato insieme a Jori Ivens, uno dei padri del documentario, L'Italia non è un paese povero.

Poi i grandi successi con Un uomo da bruciare, ma soprattutto con Sotto il segno dello scorpione, interpretato da Gian Maria Volonté. Con Padre padrone conquistano la Palma d'Oro a Cannes nel 1977.

La poetica di Vittorio Taviani si fonda innanzi tutto sul rigore visivo e perché no anche sulla fede politica rivoluzionaria che negli anni passati ha una matrice comunista, inutile negarlo. In un'Italia e anche un mondo in cui le ideologie stanno per diventare dei mostri da additare, si comincia a perdere il senso genuino di certe utopie e i Taviani hanno sempre creduto nelle utopie politico rivoluzionarie. Lo dimostra il fatto che le opere anche a noi più vicine, degli anni ottanta in poi non cambiano molto la prospettiva, ma sono fervidi di intuizioni nelle tematiche scelte. In effetti la matrice letteraria tra Pirandello e Tolstoj porta ad interpretare banalmente le loro opere derivate, come anche quella su Le affinità elettive di Goethe.

In realtà i Taviani sono stati i più fervidi inventori di opere cinematografiche derivate da grandi autori letterari. Lo dimostra il più recente Cesare deve morire, girato con i detenuti di Rebibbia e derivato da Shakespeare.

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