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Autore Redazione :: 21 Ottobre 2015

Il cinema italiano intende puntare all'estero, e lo fa introducendo dei nuovi incentivi per sostenere i distributori internazionali, con particolare riguardo a nazioni come Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Argentina, Israele, Messico e Brasile

Il cinema italiano intende puntare all'estero, e lo fa introducendo dei nuovi incentivi per sostenere i distributori internazionali. La finalità è ovviamente conquistarsi una maggior quotazione e promozione nel panorama mondiale, seguendo come esempio una cinematografia così rinomata come quella francese. Il momento parrebbe decisamente opportuno, e basti pensare che allo scorso Festival di Cannes c'erano ben 3 titoli italiani in concorso, mentre a Venezia ne avevamo addirittura 4, senza contare l'hype che sta suscitando Suburra di Stefano Sollima, già disponibile sul Netflix americano. 

Per l'occasione, al mercato del Festival di Roma il governo ha annunciato un fondo di 700.000 euro da destinarsi alla promozione e al sostegno del cinema italiano fuori dai confini nazionali. Per estero, sono comunque esclusi gli States (territorio in cui le pellicole nostrane continuano ad avere un loro pubblico, complice il pululare di festival e manifestazioni), riferendosi principalmente ad altre nazioni come Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Argentina, Israele, Messico, Brasile, Australia, Canada e Russia. Insomma, quei mercati in cui i nostri autori faticano ancora ad arrivare. Il sogno, forse, è quello di andare un giorno a Tokyo o Seoul e trovarci in sala l'ultima pellicola di Martone, Virzì e Ozpetek. La strada è lunga, ma questi sono decisamente dei primi importantissimi passi verso la direzione giusta, si spera.

[Leggi anche: Bertolucci, Sorrentino, Garrone e altri mandano una lettera al governo italiano]

A controllare che i fondi vengano assegnati in maniera regolare è una commissione italiana comprendente l'Anica e l'Istituto Luce Cinecittà, affiancata da alcune compagnie internazionali. Ricordiamo che di circa 200 pellicole che ogni anno vengono prodotte dalle nostre parti, solo una percentuale bassissima riesce a trovare una distribuzione all'estero. Anzi, il vero dramma, forse, è che spesso faticano persino ad essere lanciati qui!

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