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Autore Luca Ceccotti :: 22 Dicembre 2016
Locandina Florence

Recensione di Florence: Stephen Frears torna al cinema con un biopic fresco e delicato che vede protagonisti Meryl Streep e Hugh Grant

Ancora una volta dopo lo splendido The Queen, lo struggente Philomena e il meno riuscito The Program, il regista inglese Stephen Frears sceglie di raccontare un’altra figura storica in un delicato biopic con Florence, storia della famosa soprano più stonata del mondo qui interpretata da una bravissima Meryl Streep in uno dei suoi ruoli più naif.

Il nome Florence Foster Jenkins in Italia potrà dire poco, ma in America la donna divenne famosa a causa della sua completa mancanza di doti canore. La passione per la musica era però forte e il bisogno di esprimersi impellente, così, dopo aver divorziato dal primo marito, la Jenkins si guadagnò da vivere dando lezioni di piano nella città di Filadelfia, almeno finché la sifilide (contratta nel matrimonio) non le causò danni irreparabili alle mani e dovette abbandonare la carriera da pianista. Divenne una ricchissima ereditiera alla morte del padre, restando attiva nel mondo della musica e sovvenzionando gli spettacoli del Verdi Club. Era una donna ben voluta ed elegante, stimata dalla classe sociale elevata e una delle più grandi mecenati della città.

Questa è la storia, ma il film di Frears vuole raccontare i retro-scena degli spettacoli della soprano, quasi sempre sold out e con critiche ambigue nonostante la totale assenza di intonazione e del senso del ritmo. Commediando e romanzando così una realtà già ironica e assurda, il regista si circonda di attori di talento per portare sul grande schermo un personaggio tanto particolare e positivo. Ad accompagnare la Streep troviamo infatti uno Hugh Grant davvero in stato di grazia nei panni di St. Clair Bayfield, attore teatrale, manager e secondo affezionatissimo marito della Jenkins. Dai modi aristocratici e attento ai dettagli, l’uomo sembra amare davvero la sua “coniglietta”, accudendola e prendendosi cura di lei quando la malattia torna a farsi sentire. I rapporti sessuali sono ovviamente preclusi, ma poco importa: tra loro c’è un amore spirituale, sincero e appagante, scevro di passione ma ricco di sentimento. Si pensa immediatamente a un personaggio disonesto, quando in realtà Bayfield è un meraviglioso esempio di onestà e lealtà, magnificamente rappresentato da Grant, meritevole dei riconoscimenti che sta ottenendo per il ruolo, certamente tra i migliori della sua carriera.

Altra gradita scoperta è Simon Helberg, il simpatico Howard Wolowitz di The Big Bang Theory qui nella parte del pianista Cosmé McMoon, affiatato accompagnatore della Jenkins che condividerà infine con la donna uno dei più grandi sogni di ogni musicista americano che si rispetti: suonare alla Carnagie Hall di New York.

Florence è dunque un delizioso e riuscito ritratto di un personaggio femminile che senza plasmare la scena musicale dei primi decenni del ‘900 è comunque riuscito a imporsi con dedizione e bontà nel palcoscenico della vita, davanti agli occhi di migliaia di persone, che pur tra risa e commenti pungenti assistevano stupefatti agli spettacoli della donna, lasciandole credere di essere grande. E la Jenkins era ovviamente conscia delle risate e dei commenti negativi, ma con una forza d’animo invidiabile e una determinazione commovente era solita ripetersi: «La gente potrà dire che non so cantare, ma nessuno potrà dire che non ho cantato».

Trailer di Florence

Voto della redazione: 

3

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