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Autore Pierre Hombrebueno :: 24 Marzo 2015

Un melodramma d'altri tempi "I ponti di Madison County", carico di quella tenerezza che solamente Clint Eastwood riesce a evocare. Qui, abbracciato all'immensa Meryl Streep, il nostro cavaliere pallido non è mai stato così romantico

I ponti di Madison County

Nell'immaginario cinefilo, Clint Eastwood è sempre stato considerato uno dei duri per eccellenza, merito di una serie di personaggi che vanno dai suoi cowboy senza nome fino ovviamente all'Ispettore Callaghan. Per questo I ponti di Madison County è doppiamente sorprendente: per la prima volta, forse, troviamo infatti non solo un Clint fragile, ma anche così melodrammatico nel suo esalare un romanticismo d'altri tempi. Realizzato nel 1995, il nostro cavaliere pallido interpreta Robert, fotografo del National Geographic finito in un piccolo paesello americano per immortalare i suoi ponti; qui fa la conoscenza di Francesca (l'immensa Meryl Streep), casalinga di origini italiane: ovviamente, scoppierà la passione. Nulla di problematico, se non fosse che la donna sia sposata e per di più con due figli. 

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER

Puro espediente melò, di quelli che renderebbero orgogliosi Douglas Sirk: l'amore contro gli obblighi familiari, mentre sullo sfondo la piccola cittadina inizia a diffondere pettegolezzi. Commoventissimo e capolavoro, Eastwood non aveva mai realizzato un film così denso di passione, ritagliandoci diversi momenti memorabili che sanno di dolcezza rubata con tenera malinconia. Quello fra Robert e Francesca è decisamente un amore impossibile, lo sappiamo fin dall'inizio perché conosciamo il cinema e il territorio in cui si muove Eastwood: quello dei rimpianti, di un presente già passato e imprendibile, sfuggito per sempre sotto un cielo che sembra piangere assieme alla pioggia. 

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A rimanere non solo è una dichiarazione d'amore da stampare e rilegarsi alla memoria ("Questo tipo di certezze si hanno una sola volta nella vita”, dice Clint alla sua amata, mentre i suoi occhi profondi s'illuminano di una lacrima che rimane lì, invisibile e celata come il più profondo dei sentimenti), ma anche uno struggente finale da antologia del cinema.

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Lui, sotto la pioggia, le sorride per l'ultima volta; lei, in macchina, si aggrappa alla portiera indecisa se scendere o meno per raggiungerlo; tutt'attorno, il tempo sembra fermarsi, e Clint è nuovamente lì, già fantasma di se stesso, già figura evanescente che si allontana, irraggiungibile e solo come tutti i suoi eroi, tra il nulla e l'addio.

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