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Autore Giulia Marras :: 6 Gennaio 2015
Locandina The Water Diviner

Recensione di The Water Diviner di Russell Crowe | L'attore neozelandese gira ed interpreta un'avventura ambientata dopo la guerra di Gallipoli, ma la presunzione di diventare regista a tutti i costi gli rema contro con risultati imbarazzanti

Con una produzione tutta australiana, il Gladiatore preferito di Ridley Scott e, più recentemente, il Noah di Darren Aronofsky, passa per la prima volta dietro la macchina da presa, per diriger-si in un melodramma ispirato agli eventi della battaglia di Gallipoli tra Impero Britannico e Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale. Forte di un tema impegnato come la guerra, Crowe si affida totalmente alla storia raccontata nell'omonimo romanzo di Andrew Anastasios, autore dello script insieme a Andrew Knight, su un agricoltore rabdomante che per mantenere la promessa alla moglie scomparsa, si reca nell'Anatolia turca per trovare i figli partiti per combattere con l'ANZAC (Australian and New Zeland Army Corps).

Crowe, sempre più simile a un John Goodman con chili e bravura in meno, interpreta il padre Joshua Connor, protagonista privo di personalità, in un viaggio alla ricerca delle salme dei tre fratelli; esattamente come riesce a scovare l'acqua nel terreno, in apparenza Connor, "l'unico padre che è venuto a cercare", è in grado di percepire la presenza dei suoi figli anche in quella one big grave (l'unica grande tomba) che era lo scenario di guerra di una terra già straziata e ancora contesa, nel 1919, tra Greci, Russi, Italiani e Francesi. Durante il suo pellegrinaggio quasi ribelle alla stessa burocrazia britannica, Connor entrerà in contatto sia con la cultura e le tradizioni turche che con l'ex avversario militare incarnato dalla figura del Maggiore Hasan.    

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Seppure sia nobile il tentativo di trattare la guerra come esperienza devastante per entrambe le parti in causa, e quello di esplorare luoghi e ragioni di un popolo fin troppo maltrattato e sfruttato dalla Storia, The Water Diviner romanza fino all'inverosimile (e oltre) l'epopea impacciata, e per nulla epica, del Crowe padre, che forzatamente si fa incantare dalla cultura e, soprattutto, da una donna turca, (non) interpretata da Olga Kurylenko, e del Crowe regista, che letteralmente non sa dove andare a parare, tentato dai momenti di facilissima commozione e superficialissima spettacolarizzazione (la tempesta di sabbia quasi apocalittica), incastrato dalla sceneggiatura e dalla scarsa credibilità delle vicende, in uno sguardo vincolato e vincolante la visione, né spensierata, né emozionata.

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I fili conduttori, come quello dell'acqua, sorgente di vita e di morte (il suicidio della moglie), o quello delle favole de Le Mille e una notte e del tappeto volante, si perdono nella vacuità e nel nonsense dei movimenti e delle motivazioni che spingono ogni personaggio verso alleanze improbabili e un finale già prevedibile dalle premesse, in cui il perdono è assicurato e la guerra presto dimenticata. The Water Diviner è salvato solo dalla fotografia di Andrew Lesnie (Io sono leggendaIl Signore degli Anelli, Lo hobbit) e le sue belle panoramiche su Costantinopoli e dalla colonna sonora che comprende brani di Ludovico Einaudi. Per il resto Russell Crowe, a parte gli errori evidenti di regia, probabilmente dovuti all'inesperienza e alla fretta delle riprese (il film è stato girato in sole tre settimane), firma il suo debutto nella più totale anonimia e assenza di stile, facendo augurare che sia solo un vezzo da star come tante.

Trailer di The Water Diviner

Voto della redazione: 

1

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