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Autore Fiaba Di Martino :: 8 Settembre 2014
Locandina di The Giver - Il mondo di Jonas

Recensione di The Giver – Il mondo di Jonas con Meryl Streep e Jeff Bridges: Tratto da un buon romanzo anni '90, il film è un prodotto loffissimo che si sgonfia subito tra una regia piatta, un’ambientazione moscissima e un casting sbagliato

Un futuro distopico. Un mondo diviso in categorie dai potenti, per tenere l’umanità sotto scacco. Un capo ambiguo. Un mentore. Un eletto che cambierà la Storia. Vi risuona qualche campanella? Hunger Games è il primo esempio che viene in mente, per questa trama ormai trita e ritrita e ritritissima; ma anche l’ultimo Divergent, che corrisponde precisamente a tutte queste caratteristiche. In generale, le ultime saghe young adult paiono rifarsi al medesimo schema, e che è pari pari quello che segue pure The Giver – Il mondo di Jonas, ambientato in futuro distopico, con un eletto eccetera eccetera.

Il paradosso è che il breve romanzo di Lois Lowry da cui il teen sci-fi è tratto risale a più di vent’anni fa, ed è quindi inevitabile ritenerlo seminale per le successive saghe, prime fra tutte proprio Hunger Games e Divergent. A vederlo oggi in una trasposizione cinematografica, però, pare già vecchio e superato dai suoi stessi eredi: per ricavare da una materia inevitabilmente già sentita qualcosa di stimolante, fresco e intrigante ci volevano uno script e una regia che ci mettessero il triplo dello sforzo.

Invece, Phillip Noyce e lo sceneggiatore Michael Mitnick ci mettono il triplo in meno: fin dalle prime battute, The Giver – Il mondo di Jonas appare assolutamente loffio, scialbo e piatto, e il percorso narrativo sterza tra personaggi che sprizzano noia, un’ambientazione in b/n povera di inventiva almeno quanto la messinscena, svariate inverosimiglianze (sarà pure un fantasy, ma chiedere un po’ di logica in più non ci sembra scorretto) e un casting sorprendentemente sbagliato (Jeff Bridges appare perennemente strafatto, Meryl Streep va col pilota automatico e un’improponibile parrucca).

Il colpo di grazia però lo dà la rappresentazione delle memorie del passato, i ricordi della Storia umana trasmessi dal donatore (Giver, appunto) all’imberbe prescelto: a metà tra un insostenibile documentario amatoriale folkloristico e una pubblicità tv. Aggiungiamoci poi la disturbante promozione truffaldina che spiaccica Taylor Swift su un character poster accanto alla Streep, a Bridges e al protagonista Brenton Thwaites, al fine di acchiappare quanti più fan possibili della cantante, la quale però poi nel film compare meno di tre-minuti-tre. È la ciliegina (marcia) sulla torta di un prodotto indifendibile e fallimentare, che ha già giustamente floppato in patria e che se raccoglierà qualche soldino qui da noi sarà solo per quel Jonas nel titolo, riferito all’inconsistente protagonista ma che porta il prodotto a essere facilmente fraintendibile da una massa prepuberale come un documentario sui Jonas Brothers. E forse l'avremmo pure preferito.

Trailer di The Giver - Il mondo di Jonas

Voto della redazione: 

1

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