Ritratto di Davide Stanzione
Autore Davide Stanzione :: 4 Giugno 2015
Locandina di Le regole del caos di Alan Rickman

Recensione di Le regole del caos di Alan Rickman con Kate Winslet e Matthias Schoenaerts: L'opera seconda di Alan Rickman è un film in costume modesto e dimenticabile, ambientato nella corte di Luigi XIV a Versailles

Nel 1682, Sabine De Barra (Kate Winslet), una donna dalla spiccata personalità e dal talento non comune, fa la paesaggista in Francia e, incredibilmente, riesce a rientrare tra le papabili per il conferimento di un importante incarico di interesse nazionale alla corte di Luigi XIV (Alan Rickman). Dovrà portare a termine un giardino nel nuovo Palazzo di Versailles, ma il Re ha già un artista preposto a mansioni di questo tipo, André Le Notre (Matthias Schoenaerts), col quale all’inizio Sabine non avrà un impatto particolarmente positivo, anche se pian piano il gelo tra i due si tramuterà nel sentimento esattamente opposto. Segue un tracciato in tutto e per tutto accademico, il nuovo film da regista dell’attore britannico Alan Rickman, che arriva a diciott’anni di distanza da L’ospite d’inverno, sofisticato e raggelato dramma d’origine teatrale che denotava uno sguardo forse a tratti un po’ imbalsamato ma di sicuro interessante, che riusciva a racimolare più di un motivo per farci sperare di ritrovarlo alle prese con qualcosa d’altro, magari più smaccatamente febbrile e meno statico.

[Leggi anche: Alan Rickman: “Il sequel di Harry Potter? Ma sono morto!”]

Le regole del caos però dell’esordio alla regia di Rickman conserva purtroppo soltanto la fissità, in questo caso protratta ed estremizzata ai limiti della ridicolaggine compassionevole e dell’imbambolamento ostinato. In un melodramma senza passione, che non s’infiamma e rinnega ogni sfumatura o anche solo qualsiasi coloritura che vada oltre il grigio calco di un cinema già visto altre mille e mille volte, mummificato e uguale a se stesso. Dovrebbe essere un film su un progetto da realizzare, quello di Rickman, ma è un’opera pigra e muffa che manca lei per prima di progettualità, ponendosi esattamente agli antipodi rispetto al suo ingannevole titolo. Non c’è uno scossone neanche a elemosinarlo ed è tutto calcolato fino allo sfinimento, ne Le regole del caos, che quando tenta di giocarsi la carta dello stupore è goffo, mieloso e scialbo e che nel momento in cui prova a parlare di emozioni e amori inciampa in snodi psicologici grossolani, poco motivati dal punto di vista drammaturgico e legnosi almeno quanto i protagonisti, la cui chimica sullo schermo è davvero desolante e ai minimi storici.

[Leggi anche: Lionsgate continua gli investimenti milionari sul cinema indie britannico]

Rickman confonde la sobrietà stilistica con l’asetticità, si ritaglia il ruolo di Luigi XIV non oltrepassando la mestizia di una comparsata ammiccante stagliata sullo sfondo di una vicenda romantica e cortigiana, in cui si fa una maledetta fatica a scorgere quelle che nelle intenzioni avrebbero dovuto essere le fondamenta su cui edificare l’intera operazione: il contrasto tra metodica follia e tradizionalismo gretto e oscurantista, apertura consapevole a una novità soppesata e non sottoscritta in modo scriteriato, la necessità di ogni creativo di restare dentro le norme codificate, ma solo per violarle e sovvertirle. Le regole del caos rimane infatti impantanato nel vorrei ma non posso e piuttosto che abbracciare l’inedito si trincera mestamente nel risaputo, preferendo a ciò che poteva e doveva essere palpitante il pallore di una patinata mediocrità.

Trailer di Le regole del caos

Voto della redazione: 

1

Facebook Comments Box