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Autore Pierre Hombrebueno :: 27 Maggio 2015
Locandina di Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

Recensione di Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet: Jean-Pierre Jeunet dirige il suo film per bambini senza avere lo sguardo necessario per catturare con empatia quel mondo che sembra ormai così lontano da lui

Diffidate degli adulti che tentano di fare film per bambini nonostante abbiano ormai perso da un pezzo lo sguardo da fanciullo, quello condito d'innocenza blasé e perenne stupore, costantemente avvolto da un contagioso calore vicino alla commozione. Spielberg, questo spirito è sempre riuscito a mantenerlo, e pure Chris Columbus di tanto in tanto è ancora capace di meravigliare e meravigliarsi. Jean-Pierre Jeunet, no. 

D'accordo, trattasi di un cineasta che non ha mai fatto film in maniera standard, eppure stavolta sembrerebbe proprio aver perso anche il suo lato più visionario, la sua curiosità nell'inventare forme, geometrie, umori e ambientazioni. A rimanere, in Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, è piuttosto la moscezza di una messa in scena fatta di espedienti che che in altri contesti sarebbero pure risultati cool, ma che qui appaiono solo sterili e raggelati. Figlio del cinéma du look, Jeunet si dimostra autore già lontanissimo non solo da Delicatessen o La città perduta, ma persino dal più recente Il favoloso mondo di Amélie: più che un suo film, l'impressione è infatti quella di assistere ad una mera imitazione di se stesso, ad uno storyboard che mai si trasforma in carne ed ossa, in sangue pulsante, in lacrime vere. Insomma, siamo decisamente dalle parti del fotoromanzo disegnato. 

In parte road movie e in parte coming of age, il film funziona difficilmente da entrambi i lati: la parte ambientata in viaggio ferma la narrazione bloccando il racconto in una specie di limbo dove a rimanere sono solamente i paesaggi più desolanti e crepuscolari del midwest; il resto, invece, deflagra in un'intangibile superficie dove a essere isolati sono i sentimenti, sempre confinati in un altrove non ben definito, al di là dell'immagine e della storia. Non si piange mai realmente per i fantasmi, anzi, questi ritornano come presenze indifferenti, come se il lutto fosse solamente un optional da post-it. 

[Leggi anche: Masterclass con Jean Pierre Jeunet, regista de "Il favoloso mondo di Amelie"]

È sotto questo punto di vista che il viaggio compiuto dal protagonista perde la sua valenza sentimentale, giacché si rivela un racconto di formazione senza formazione, o perlomeno senza pathos, complice una galleria di personaggi freddi in cui raramente riusciamo ad affondare: non solo il giovane protagonista nerd della scienza (l'esordiente Kyle Catlett), ma anche la mamma Helena Bonham Carter e il padre cowboy che ha il volto di Callum Keith Rennie. La tragedia familiare rimane sullo sfondo, e Jeunet si dimentica l'ingrediente essenziale di tutti i coming of age: la catarsi. 

Trailer di Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

Voto della redazione: 

2

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