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Autore Alessandro Tavola :: 2 Settembre 2014
Loin des hommes (Far from Men)

Recensione di Loin des hommes (Far from Men) di David Oelhoffen con Viggo Mortensen, Reda Kateb - In Concorso Venezia 71: avremmo potuto assistere ad un viaggio, invece siamo davanti a un reportage fotografico

Con la regia di David Oelhoffen, Loin des hommes (Far from Men), tratto dal racconto L’ospite di Albert Camus, Viggo Mortesen non presenta nula di nuovo in un film che non meritava il Concorso in questa Venezia 71.
Nel 1954, nel cuore di un freddo inverno scoppia la guerra civile in un remoto villaggio algerino. Due uomini sono costretti a fuggire sulle creste della catena montuosa Atlas.

Riscopriamo che la presenza di Viggo Mortesen in progetti indipendenti li determina alla radice: Far from men può essere visto come un nuovo The Road, ed il protagonista ha molte delle caratteristiche chiave di molti suoi ruoli, soprattutto per quanto riguarda la compresenza di animi complementari. Daru è una maestro di francese (ed è spagnolo), ma al contempo capace di sopravvivere alla guerriglia e al deserto; dal suo viso secco ed adusto, quasi da villain, ci si può aspettare qualsiasi cosa. Ma non basta un attore con le sue tipicità a tenere in piedi un progetto altrimenti privo di spirito.

L’intero approccio è puramente quello del nuovo western, differente da quello americano classico e da quello spaghetti. I panorami vincono, pieni di dettagli, e tra polvere, pietre e cielo tutto è sempre limpido e a fuoco: un set fin troppo plastico per risultare evocativo. Come in un servizio del National Geographic fotograficamente perfetto l’impatto visivo è forte, ma quasi fine a sé stesso, perché l’impeccabilità di ogni singola inquadratura distrae dalle emozioni. E l’impressione è che il regista non se ne curi troppo.

Forte della causa e dalla sostanza, David Oelhoffen adatta il racconto breve senza riuscire a trasformarlo in un film. Tutto lascia presupporre l’intenzione di rappresentare il rapporto tra due uomini, ma ciò non avviene. La presenza di Mortesen sovrasta l’ipotetico duo, tutto sembra monodirezionale e il personaggio di Mohamed appare svantaggiato, minore. Non riusciamo a vedere il nascere di un’autentica intesa, di uno scambio di impulsi e di vita. I dialoghi non riescono a costruire nulla che non sia circostanziale. Solo verso il termine sembra apparire un legame, in un’inquadratura in particolare: i due si fermano per fumare una sigaretta e in quel momento si manifestano davanti a noi dei personaggi e non delle semplici figure con dei fucili e molto sudore.

«Per i francesi, eravamo arabi. Per gli arabi, siamo francesi» è la frase d’impatto del film pronunciata dal protagonista, quella che dovrebbe racchiudere l''intera vicenda e il suo ardore di fondo. Ma invece rimane isolata, distante, fuori luogo mentre tra una sparatoria, una cavallo morto e tanti, tanti sassi il cammino dei due si consuma asettico, arido e prevedibile come i suoi panorami.

Trailer di Loin des hommes (Far from Men)

Voto della redazione: 

2

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