Ritratto di Annamaria Scali
Autore Annamaria Scali :: 26 Febbraio 2015
Locandina di "Maraviglioso Boccaccio"

Recensione di Maraviglioso Boccaccio: novelle, sussurri, primi piani e paesaggi, i fratelli Taviani tentano di muoversi dentro la prosa tragica, ma i personaggi sono carichi di una recitazione teatral scolastica che non permette di amarli

Chissà cosa direbbe Giovanni Boccaccio guardando il film dei fratelli Taviani ispirato al suo Decameron, chissà soprattutto se dinanzi a cotanta noia riuscirebbe ad arrivare ai titoli di coda. Già, perché sebbene i registi dell’Orso d’Oro Cesare deve morire abbiano accettato “la sfida di contrapporre ai colori cupi della peste i colori trasparenti dell’amore”, il 1348 non è mai stato tanto inespresso. Le storie argute, passionali, di morte e di resurrezione sono divenute aride e puerili, la trasposizione dei due registi ha assunto le forme imbarazzanti di una recita scolastica, con quelle espressioni tipiche di alunni incastrati nel ruolo, di chi non sa esattamente cosa voglia dire il proprio personaggio, o come oggi potrebbe vivere ancora confrontandosi con la fuga da uno stato fisico e mentale di paure. Il risultato è una messa in scena indecisa tra la caricatura e il frugale che avanza asettica sul canovaccio di un’opera magna.

Per fortuna non tutti sono “imburattinati” dentro abiti trecenteschi: Lello Arena con l’animo del duca Tancredi coglie dalle pagine l’iracondia di un padre ferito, La Badessa Cortellesi e le brache del prete strappano un sorriso e, con l’apparizione del volto allucinato e grottesco del Calandrino Kim Rossi Stuart, si avverte uno spessore attoriale ben distante dalla maggioranza; ma è il raro che incontra il dimenticabile, sono poche voci accerchiate da un coro che restituisce davvero poco (su tutti i giovani artefatti narratori).

Avvia la prova gratuita su MUBI

Si aggiunge poi il senso povero dello scopo, sarà pure un omaggio alle donne quest’impresa bucolica, ma scivola via persa in dubbie diramazioni. Se quindi ad esempio nel 1971 il Decameron di Pasolini (tra gli adattamenti più noti) ritagliava un preciso squarcio dalla prosa, sfidando il pubblico pudore e le censure sociali, Maraviglioso Boccaccio non osa nessuna strada: vagheggia il testo letterario, bisbiglia le intenzioni e si dipana in sequenze involontariamente comiche. Le cinque novelle raccontate passano così (per assurdo) in secondo piano, rispetto agli splendidi campi lunghi di mura e di paesaggi che invece le incorniciano, le esaltano, ricamerebbero l’enfasi e la sostanza della versione scritta. Con essi emergono poi le musiche da Puccini a Verdi, si modella quella “creta con cui il buon Dio ha impastato le donne” (e la letteratura) e, almeno per un po', ci si lascia cadere nella dimensione quasi atemporale di questa messa in scena, dentro storie di amori impossibili, di sogni impauriti e di sovranità carnali e spirituali. Se solo potesse bastare.

Trailer di Maraviglioso Boccaccio

Voto della redazione: 

2

Facebook Comments Box