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Autore Alessandro Tavola :: 25 Luglio 2014
Locadina Provetta d'amore

Recensione di Provetta d'amore di Jay Chandrasekhar: una commedia sulla sterilità che eccede in equilibrio e perbenismo, tanto da non risultare né comica né romantica

Provetta d’amore di Jay Chandrasekhar, con Paul Schneider e Olivia Munn, arriva in Italia con due anni di ritardo sugli Stati Uniti, in posizione perfetta per essere un filler della programmazione estiva (ma anche negli USA si vide su solo undici schermi: la solita uscita tecnica nei cinema, fatta per aumentare il valore di vendita alle televisioni, la bolla che traccia il confine commerciale tra Film e tutto il resto).
The babymakers (questo il titolo originale) si inscrive alla perfezione nelle retrovie nel filone delle commedie sui piccoli adulti, su inaffidabili tizi troppo cresciuti che hanno o stanno per avere un bambino, tra approcci imbranati e risoluzioni disastrose, dove il punto di riferimento continua ad essere Molto incinta di Judd Apatow, ed anticipando l’uscita italiana di Cattivi vicini di Nicholas Stoller.
Nel film accade che Tommy si ritrova con lo sperma andato a male e decide di rapinare la banca del seme dove si trova l’ultimo campione tra quelli che aveva donato anni prima, quando i suoi spermatozoi non erano ancora “ubriachi”.
Chandrasekhar dimostra di saper rovistare nella robaccia ed escludere l’immondizia di troppo, ma esagera: nonostante lo sfondo comico sia quasi totalmente sessuale (masturbazione, sesso anale, sperma e poco più) ed esplicito, tutto va avanti con eccesso di delicatezza, con un perpetuo mood d’innocenza che sfiora troppe volte lo stucchevole, con un’aria di “simpatia” che molto probabilmente è solo fiacchezza o timore di sporcarsi le mani e l’animo.
Il non saper mai impugnare la volgarità di Provetta d’amore si traduce in un eccesso di misura in cui ogni cosa è messa al suo posto e lì rimane: tempismo registico e volti giusti nel cast assicurano la guardabilità, il (sor)riso e i minimi sindacali di soddisfazione che si devono pretendere da qualsiasi commedia che non sia qualcos’altro camuffato.
La risata spietata o la demenza efferata (tutte possibili, visti il contesto e le situazioni) non arrivano e l'opera manca della brutalità comica necessaria per non essere dimenticata, del tocco freak e folle che serve a ricordarsi di un personaggio e non a farlo semplicemente passare attraverso occhi e orecchie. Neanche il romanticismo di fondo ha modo di distinguersi e tutto prende il sapore del perbenismo, tanto pulito, educato ed equilibrato da risultare disturbante, un anonimo tra tanti, tra le comicità possibili. Un cielo limpido, senza che vi sia nessuna turbolenza tra principio e conclusione, infine sterile come il suo protagonista.

Trailer di Provetta d'amore

Voto della redazione: 

2

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