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Autore Angelita Privitera :: 30 Settembre 2014

Qual è il ruolo dell'ufficio stampa? Scopriamolo con Claudio Trionfera, responsabile ufficio stampa per Medusa Film, che ha aperto quest'anno il ciclo "I mestieri del cinema" al Trailers FilmFest di Catania

Giovedì 25 settembre il Trailers FilmFest di Catania ha presentato il ciclo <I mestieri del cinema>. La direttrice artistica, Stefania Bianchi, ha introdotto la prima lezione incentrata sull'ufficio stampa, intervistando uno dei massimo esponenti del settore, Claudio Trionfera, responsabile ufficio stampa per Medusa Film.

Qual è il ruolo dell'ufficio stampa nella realizzazione di un film?
C'è un ruolo preparatorio, dalla stesura della sceneggiatura alla produzione e preparazione dei materiali, che si conclude con la fase di lancio del film. È un lavoro che deve prevedere tutti i particolari di ciò che succederà. In questa fase si dà la prima chiave di lettura di un film. Sta un po' a metà strada tra il produttore e il fornitore (giornali-media-pubblico).

Cosa si intende per fase di lancio?
La fase di lancio prevede una preparazione di un certo numero di materiali, incluse interviste con attori e regista, per poter dare un quadro completo del film. Adesso si può andare anche direttamente sul sito dedicato al film stesso, da dove si può accedere a trailers, foto, etc. Poi si organizza una conferenza stampa ed infine avviene il lancio del film. Possiamo aver lavorato benissimo in termini di produzione ma la chiave di tutto è il pubblico e la loro reazione.

Parlaci un po' della tua esperienza personale professionale.
Ho cominciato nel '68 a fare il programmista per il quotidiano “Il Tempo”, anche se avrei voluto fare il cantante rock. Portavo pure i capelli lunghi e siccome il direttore non apprezzava molto i capelloni, ogni volta che lo incontravo infilavo i miei capelli dentro la camicia. Da lì è cominciata la mia avventura di giornalista e di critico cinematografico e televisivo. Successivamente ho collaborato con “L'informazione”, solo per un anno a causa della chiusura del giornale. Ho poi intrapreso l'esperienza televisiva con "Tele+" per poi ritornare per due anni a lavorare nella stampa quotidiana per “Il Messagero”. Nel 1999 anche Mediaset ha richiesto un giornalista per la rassegna stampa, così sono entrato in Mediaset come capo ufficio stampa fiction Tv e dal 2001 ho iniziato l'avventura con Medusa Film.

L'esperienza giornalistica è stata importante per il tuo lavoro attuale?
Certamente. L'esperienza di giornalista mi è stata molto utile e la considero tutt'ora fondamentale per chi vuole avvicinarsi al mondo dell'ufficio stampa. Si conoscono i meccanismi dei giornali, gli orari migliori per chiamare i colleghi che lavorano lì, il rapporto con i fotografi che vengono a vendere le foto. Insomma, per fare il lavoro dell'ufficio stampa bisogna essere giornalisti ed essere iscritti all'albo pubblicisti, cosa per nulla semplice. Ci sono requisiti e regole da seguire, anche per i freelance. Teoria e pratica vanno entrambe coltivate perché ognuna insegna cose differenti. Molti non conoscono cose essenziali come la differenza tra caporedattore e caposervizio di un giornale, ma la fase teorica fine a se stessa è quasi inutile. C'è molto dell'intuizione personale, della capacità di sapersi confrontare e dialogare con i colleghi, con il pubblico, con la gente.

Si dice che l'informazione giornalistica sia destinata a morire in quanto è molto diffusa quella digitale. Cosa ne pensa?
Ciò che più preoccupa è la situazione della stampa tradizionale. La gente compra meno i giornali perché non se la sente di spendere tutti questi soldi in un giornale cartaceo quando può fruire del web. Prima invece era qualcosa che riempiva la giornata. Oggi, sia il web ma anche la tv che trasmette i tg, rendono quasi inutile l'acquisto del giornale. Il reale problema è che alcune tra le migliori firme sono scomparse e spesso si scrive con approssimazione. Ci sono pochi giornali scritti bene e l'abitudine di acquistare il giornale cartaceo con il passare degli anni sta svanendo e probabilmente la stampa cartacea sarà destinata a morire. I grandi gruppi editoriali sono in crisi. La rete fornisce un sistema di comunicazione gratuito ma resta il fatto, per me preoccupante, che mancando le firme manca la scrittura di qualità.

In che modo lavorano oggi gli uffici stampa e quante tipologie di uffici stampa esistono?
Ci sono uffici stampa che lavorano come freelance, altri che lavorano anche come distribuzione, come nel caso di Medusa. Altri ancora lavorano su commissione; fino a dieci anni fa erano due, quattro, mentre adesso sono tantissimi ma molti sono scarsi. Ci sono comunque due tipologie principali di uffici stampa: quelli istituzionali e quelli operativi. A volte io prendo degli uffici stampa esterni operativi; spesso do il compito all'ANSA, altrimenti si rischia di innescare un sistema di competizione tra testate: chi compra Il Corriere della sera non compra La Repubblica e viceversa.

Ci sono degli argomenti d'ufficio che rimangono all'ufficio stampa istituzionale o ci si regola di volta in volta?
L'ufficio stampa istituzionale in parte decide e si mette poi d'accordo con quello esterno.

Qual è la parte cruciale per la promozione di un film?
Il lavoro iniziale per me è quello cruciale, e cioè quello di dare una chiave di lettura al film. È il messaggio che si fissa nella memoria del pubblico e nei giornalisti. Bisogna cercare di dare un significato primo alle cose che si scrivono e che si dicono.

Consigli a chi vuole fare ufficio stampa oggi?
Ai miei figli che mi dicono che vogliono fare i giornalisti dico di lasciar perdere e continuare per la strada che hanno già intrapreso, più stabile. Ma probabilmente è una professione che dovrà solo cambiare il suo modo di essere. Il mio consiglio è sicuramente quello di saper scrivere bene, quindi leggere molto, parlare il più possibile, cosa che oggi si fa sempre meno. Imprescindibile è la lettura; questo è l'elemento primo. Il mio consiglio quindi? Leggete e scrivete tanto, questo permetterà di ricercare e trovare anche un linguaggio proprio.
È anche vero, poi, che oggi assistiamo alla grande crisi dell'editoria; non si assume quasi più nessuno, però si può cominciare ad iniziare sfruttando la rete, aggiungendo però delle qualità che oggi le mancano: più cultura e formazione. Per scrivere di cinema bisogna avere una cultura ampia che va dalla storia dell'arte alla storia del cinema. Se, a questi, si unisce poi la passione e la tendenza ad insistere si può raggiungere il proprio obiettivo.

Com'è stato il processo di distribuzione per La grande bellezza?
Sorrentino è stato selezionato a Cannes ed organizzare un'attività al festival di Cannes non è mai facile. C'è stato un lavoro molto intenso con l'ufficio stampa americano, infatti il lavoro più importante lo hanno fatto i produttori e distributori stranieri, grazie ai quali è arrivato l'Oscar. In questo film c'era comunque il vantaggio di avere un cast che si vendeva facilmente e che si piazzava facilmente nei vari programmi televisivi. Una meta molto ambita è, ad esempio, Che tempo che fa condotto da Fazio, ma chiaramente ogni programma ha il suo pubblico. Se si vuole arrivare ad un pubblico popolare si va ai programmi domenicali, come Verissimo,etc.

Le città per i vari tour e i programmi a cui partecipare da chi sono scelti?
I tour nelle varie città li decidiamo noi mentre per far ospitare gli attori nelle trasmissioni facciamo diverse telefonate agli autori o personalità con cui abbiamo i contatti per proporlo e poi aspettiamo che confermino o meno.

Parliamo dell'ultimo film che hai seguito Perez. Qual è stato il canale preferito che avete usato per la sua promozione?
Il canale principale di comunicazione resta la televisione, anche se il web ha avuto un ruolo importante ma poi dipende dal film. La mostra di Venezia è stata comunque la molla iniziale.

Quali tipi di festival prediligi per la promozione?
Io do più importanza ai festival locali, come questo. Sono momenti di incontro reali, permettono di invitare attori, registi e il pubblico dal vivo. Riuscire a portare il cinema con i suoi protagonisti è molto utile, si riesce a fare molta più notizia.

Cosa ti ha colpito di Perez.?
Al di là della storia interessante, il film è stato girato anche in modo particolare. Sarà una bella lezione di cinema per tutti.

 

Ecco una breve intervista a Claudio Trionfera realizzata da Zammù TV durante il Trailer FilmFest:

 

 

 

 

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