Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 20 Gennaio 2016

Nel dopoguerra il cinema europeo ha vissuto uno dei suoi momenti più alti, da Visconti a Truffaut ecco cinque titoli di indiscutibile valore artistico

François Truffaut

Lo si dice spesso che è proprio dai momenti di crisi che la creatività e l’arte hanno una forza e un impatto particolare sulla società. Forse più che nel momento vero e proprio della difficoltà tutto si scatena subito dopo, quando l’artista riesce a distaccarsi in parte dagli eventi e dare una sua visione del mondo. È quello che è successo in Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando a partire dal Neorealismo italiano ogni paese scoprì la propria ondata di stili e poetiche. Anche per questo motivo gli anni Sessanta sono considerati dagli studiosi uno dei più alti momenti del cinema europeo, i titoli sarebbero decine, ma noi ne abbiamo scelti cinque:

Rocco e i suoi fratelli
Luchino Visconti è una delle figure più interessanti e complesse della nostra storia. Il suo vissuto – le origini nobili, il suo essere omosessuale – ha senza dubbio influenzato artisticamente la sua visione della società italiana. Dalla povertà descritta durante il Neorealismo – sebbene lui ne sia stato un esponente sui generis – al ritratto della nobilità a cui si dedicò in una seconda fase della sua carriera, in Rocco e i suoi fratelli è possibile trovare una visione d’insieme che racchiude gli estremi della sua poetica.

La notte
La notte
, L’avventura e Deserto rosso sono i titoli che vanno a formare la trilogia esistenziale a cui Michelangelo Antonioni lavorò proprio negli anni Sessanta. Il suo stile elegante e innovatore si rivela pronto a descrivere temi come quello dell’alienazione e dell’incomunicabilità che accompagneranno le riflessioni di molti artisti anche negli anni a seguire.

Jules e Jim
La nouvelle vague rappresenta l’altra ondata di novità che si respira in Europa – in particolare in Francia – negli anni Sessanta grazie ai giovani critici che decidono di esporsi in prima persona e posizionarsi dietro una macchina da presa. Tra questi c’è François Truffaut, regista capace di trasmettere il suo amore per il cinema insieme alla sua grande empatia per il genere umano. Il triangolo di Jules e Jim rappresenta la perfezione cinematografica e attoriale, con una Jeanne Moreau inarrivabile.

Il silenzio
Ingmar Bergman iniziò a fare cinema nella sua Svezia già a metà degli anni Quaranta, ma fu negli anni Sessanta con la “Trilogia del silenzio di Dio” che la sua analisi della crisi interiore e spirituale raggiunse livelli massimi di semplicità e purezza. Come in uno specchio, Luci d’inverno e Il silenzio sono il racconto allo stesso tempo simbolico e concreto delle relazioni che l’essere umano intrattiene con la spiritualità e Dio.

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Z – L’orgia del potere
Il regista greco naturalizzato francese Costa-Gravas è stato uno di quei registi che sul finire degli anni Sessanta ha voluto affrontare i temi legati alla politica. Nel film vincitore del Premio Oscar come Miglior Film Straniero, tratto da un romanzo di  Vasilīs Vasilikos, si racconta il colpo di stato greco da parte dell’esercito scoppiato in seguito all’assassinio di un generale interpretato da Yves Montand.

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