Ritratto di Maria Lucia Tangorra
Autore Maria Lucia Tangorra :: 2 Maggio 2015

“Piccoli così” è il documentario sul mondo dei bambini nati prematuri. Scritto e diretto da Angelo Marotta e prodotto da Valeria Adilardi

Piccoli così

«Così piccoli da starti nel palmo di una mano, così forti da cambiarti la vita». È una delle frasi più significative del film Piccoli così diretto da Angelo Marotta, che racchiude la portata di questo evento – imponderabile - capace di cambiare la vita di genitori e figli. Di fronte a un tema talmente delicato e poco affrontato, probabilmente solo chi lo ha vissuto sulla propria pelle è in grado di avvicinarsi con delicatezza e, al contempo, senza superficialità. La figlia del regista, Rita, è nata a 23 settimane di gestazione, pesava alla nascita solo 500 grammi ed è cresciuta per 4 mesi in un’incubatrice della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale San Camillo di Roma. Questo lavoro nasce proprio dal desiderio di Marotta di raccontare e condividere quest'esperienza; ci teniamo, però, a far notare che Piccoli così non scade nell'autoreferenzialità, ma riesce a creare una coralità di voci a partire proprio dai piccoli. 

Ora Rita ha sei anni ed è proprio lei a dar il via a questo viaggio attraverso quei grandi occhi blu. La vediamo mentre osserva una bambina nata proprio come lei, prematura, in quei pochi istanti c'è tutto lo stupore innocente proprio dei bambini e la macchina da presa lo cattura senza invadenza. È come se attraverso quell'incontro un cerchio si chiudesse perché, pur avendo sei anni, Rita sa del suo passato e mediante quel gesto la sua esistenza si riallaccia con la nascita. Inquadratura dopo inquadratura, Marotta ci immerge in quel mondo dov'è difficile prospettare un futuro e in cui bisogna stare nel presente, «ai tempi dei neonati».

La platea di turno si ritrova a percepire quel senso di attesa dei genitori – per quanto sia umanamente impossibile immedesimarsi se non lo si è vissuto – e ad avvertire il timore di toccare i prematuri per via della loro pelle così sottile. I piccoli conducono la loro battaglia quotidiana ogni secondo nell'incubatrice-limbo, sommersi da tubicini e cannule, e i primi piani sui volti dei genitori o sul contatto con mani e piedi dei loro figli danno vita a una rappresentazione realistica e tenera. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono pretermine i bambini nati sotto la 37^ settimana di gravidanza. Oggi il 10% dei bambini nasce prima del tempo. Ma i prematuri di cui racconta il documentario sono quelli nati prima delle 32 settimane, che pesano meno di 1500 grammi, particolarmente piccoli e più a rischio di morte e/o di patologie importanti.

Piccoli così mette in campo varie storie: alcune si intrecciano con quella di Rita, altre riguardano i piccoli della Terapia Intensiva Neonatale appena nati, mentre Laura e Antoine, al momento delle riprese, hanno diciotto e quindici anni. A queste voci, colte in diverse età, si sommano quelle dei genitori e Marotta è bravissimo nel rendere, anche con il montaggio, l'idea esplicitata dai genitori: per affrontare quell'esperienza con le conseguenze che può comportare non ci si deve chiudere a riccio, ma condividere con chi la sta vivendo, «condividere - come in un miracolo - le cose negative, per poter moltiplicare quelle positive».

Lo spettatore scopre che chi è nato prematuro ha una memoria di tutto questo e quando la macchina da presa raccoglie la testimonianza di Laura o Antoine si avverte, a pelle, come quel percorso nel venire al mondo e nella lotta per continuare ad esistere abbia condizionato il modo di “guardare” alla vita - sia loro che dei genitori. Ma in Piccoli così c'è spazio anche per medici e infermieri, i quali sottolineano come debbano rimanere lucidi e professionali, a differenza dei genitori che sono sottoposti a un tour emozionale da “montagne russe”. Ciò non toglie che quei professionisti abbiano dei sentimenti che manifestano nello star accanto a padri e madri - presenti in reparto ogni giorno - e prendendosi cura dei loro "cuccioli" convivendo col limite umano di fronte all'imponderabilità della vita.

Piccoli così è un film che, con la semplicità di cuore e l'onestà di intenti, si fa veicolo informativo su qualcosa che accade nella nostra società, ma che spesso ignoriamo fino a quando, forse, non ci tocca da vicino. Afferma il regista: «La sua nascita silenziosa aveva la forza di scuotere il mio edificio matrimoniale e personale costruito in così tanti anni, e apparentemente solido. Da quel momento sarebbe esistito un “prima” e un “dopo” e il dopo cominciava e finiva ogni giorno dentro l’Unità di Terapia Intensiva Neonatale. Prima non sapevamo neanche che un simile posto potesse esistere – perché avremmo dovuto? – e nascere per noi aveva tutti i crismi dell’attesa, della trasformazione e del parto; del dolore e della gioia che l’arrivo di una nuova vita consegna ai genitori, piantandoli finalmente nel mondo».

Fotogramma dopo fotogramma prende piede un percorso emotivo che non cerca la lacrima, ma commuove nel profondo così come fa sorridere di fronte – ad esempio – al piccolo che riesce a prendere il latte materno durante la marsupio terapia. Non mancano momenti lirici come le sequenze in acqua (suggestive nel richiamo al liquido amniotico). Assistendo alla visione di Piccoli così sembra di camminare su quel filo che fa rimanere attaccati alla vita per poi, alla fine del tunnel, (ri)scoprirla. Questo film insegna – senza moralismo - che anche quando ci sono state conseguenze (come sordità, cecità o emiplegie) il sorriso regna sul volto di chi ha vinto la battaglia sulla morte.

 

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