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Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 27 Aprile 2016

I casi più eclatanti di errori nelle traduzioni di titoli o dialoghi e battute create appositamente per il pubblico italiano

Darth Fener

Che in Italia non siamo sempre bravi a tradurre i titoli dei film ormai è risaputo. Oltre all'esempio sempre citato di Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of a Spotless Mind) c’è di più, un mondo di battute rese in modo goffo o addirittura sbagliato. Negli anni infatti abbiamo assistito alla creazione di una vera e propria lingua che potremmo chiamare “doppiaggese”, fatta di traduzioni tecniche che non rispecchiano minimamente l’uso dell’italiano parlato. Quante volte perdete l’autobus e imprecate dicendo “dannazione!”? Quante volte dite “fottuto” o “dacci un taglio”? Quasi mai, questo perché a volte nei film doppiati troviamo un linguaggio ibrido fra il parlato cinematografico americano e il nostro. Vediamo alcuni casi di traduzioni d’autore disastrose o coniate ad hoc per il pubblico italiano.

Il silicone del Capitano Kirk
A scuola ci insegnano i false friend partendo da “factory”, parola che assomiglia all’italiano “fattoria” ma che in realtà vuol dire “fabbrica”. Probabilmente chi si è occupato della traduzione dei dialoghi della saga di Star Trek non era a conoscenza di questo fenomeno e ogni volta che incontrava la parola “silicon” l’ha tradotta con l’errato “silicone” anziché usare “silicio”.

Imbarazzanti assonanze stellari
Altro strafalcione interstellare: Anakin Skywalker, il cattivo di Guerre Stellari nella versione inglese si chiama Darth Vader e non come siamo abituati noi Darth Fener. Questo perché nel 1977 il direttore del doppiaggio decise di cambiare alcuni nomi che secondo lui erano inadatti alla nostra pronuncia e che quindi non avrebbero avuto la resa sperata da George Lucas.

Freud vince su Strindberg
In Manhattan ad un certo punto Isaac (il personaggio interpretato da Woody Allen) afferma “Non dovresti consigliarti con me quando si tratta di donne. Sono il vincitore del premio Sigmund Freud”. Il Premio però nella versione originale era dedicato al drammaturgo svedese August Strindberg, purtroppo personalità artistica meno conosciuta dal pubblico italiano.

[Leggi anche: Il grottesco al cinema: ecco 5 titoli più uno speciale]

Lagger, il nuovo filosofo della canzone
Questa è abbastanza vergognosa: nella serie Doctor House il protagonista interpretato da Hugh Laurie cita la famosissima You can’t always get what you want dei Rolling Stones. Ironizza dando del filosofo a Mick Jagger, i traduttori però si sono persi qualche passaggio ed ecco che il leader della band britannica diventa il dottor Lagger.

Articolo realizzato in collaborazione con FACI, agenzia con sede a Milano che da oltre 25 anni offre i migliori servizi linguistici di traduzione e interpretariato.

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