Ritratto di Alice Grisa
Autore Alice Grisa :: 6 Aprile 2016

I film ambientati a New York sono tantissimi. Ne abbiamo scelti 7, da "Manhattan" a "Eva contro Eva", per provare a raccontare la complessità della splendida Grande Mela

Manhattan di Woody Allen

Una Mela spalancata, una fiaba postmoderna, una manciata di strade woodyallenizzate, svolazzanti e filmate ripetutamente. Un sogno contemporaneo in cui Cappuccetto Rosso porta una Miu Miu al posto del paniere e si getta consapevolmente nella bocca del “lupo”, le mille porte scorrevoli di Macy’s, Barneys e Saks. New York al cinema è una soggettiva vuota, quella in cui entri muovendoti tra i déja vu di quello che non potrebbe esserti più familiare. Perché a New York puoi non esserci stato ma l’hai sempre vista attraverso uno schermo, è dove è sempre stata.

È un set naturale e incantato in cui il modaiolo si mescola con l’esistenzialismo new age, i depressi cronici e l’artista wannabe. È la metropoli dei “punti di riferimento” in cui questi oggetti familiari arrivano proprio dal cinema. Ambientare a New York è un trend che non passa di moda e a cui non resiste (quasi) nessuno.

Impossibile (ri)costruire una mappa completa dei film newyorchesi (il sito onthesetofnewyork prova a fare un elenco dei primi 100). Noi ne abbiamo scelti 7 di diverso genere e stile. Cinematograficamente si potrebbe parlare di tante mele diverse. Qualcuno ha mai parlato di una sola New York?

1 - MANHATTAN (1979): "Adorava New York. La idolatrava smisuratamente... “No, è meglio «la mitizzava smisuratamente», ecco. «Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin»". E qualcuno definisce ancora questo film solo “una dichiarazione d’amore di Woody Allen a New York?”. È molto, molto di più.

2 - SEX AND THE CITY (1998-2004): non è il film quanto la serie a mostrare lo splendore e l’orrore di una New York che scavalca il muro del nuovo millennio. Quella New York in cui “nessuno fa colazione da Tiffany” perché, oggettivamente, ci sono troppi errori da sistemare. Quella Wonderland in cui degrado e lusso circondano creature mitologiche, in cui il giorno è la notte e la notte è una pochette di cristalli Swarovski appoggiata accanto a una coppa di champagne. Spirtualismo melting pot, consumismo sfrenato e una sera da McDonald's in abito di seta, perché il pop è la nuova vita quotidiana. Carrie Bradshaw aggiusta e spezza il proprio cuore, si sveglia e si specchia nella città delle luci che incarna la sua solitudine senza dimenticarne mai la poesia.

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3 - GHOSTBUSTERS (1984): tutti pronti al reboot (l’ennesimo, di questi anni ’10) ma è il cult anni ’80 a consegna la New York infestata dai fantasmi al mito dal mood cartoon (non dimentichiamo la serie TV e il cartone animato). New York scenario della lotta bene-male si popola di personaggi molto pop, come Slimer (ectoplasma vorace e verde che divora qualunque cosa) o Marshmallow Man, il pupazzo simpatico ma potenziale distruttore di qualunque cosa. Tra ironia, favola e filone disaster, i Ghostbusters parlano dell’”altra New York”, che da contesto diventa oggetto.

4 - COLAZIONE DA TIFFANY (1961): troppo icona Audrey Hepurn, troppo cult tutto il film per essere considerato solo una storia di formazione a New York. Audrey e ogni cosa che tocca diventano influencer, trendsetter e opinion leader su tutto, dalla musica alle acconciature, dagli abiti al lifestyle. New York da terra promessa diventa soggetto, oggetto e dimensione, l'unica dimensione possibile per vivere protetti nello scrigno dei sogni. La colazione brioche e bracciali di Tiffany è l’upgrade per Holly e gli spettatori alla ricerca dell’happy ending Siamo tutti fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

5 - TAXI DRIVER (1975): un Vietnam invisibile e feroce confinato nelle strade di una notte newyorchese desaturata e folle sotto gli occhi di un taxista ex marine. Un capolavoro a basso budget che Scorsese racconta in modo molto easy: “Era la metà degli anni ’70 e a New York andava tutto a rotoli”. Ossessionato, intrappolato e fissato, il taxista Travis scivola nell’orrore al buio, in mezzo ai mostri alleggeriti dal porno e dalla speranza di una distruzione salvifica. Come in “Delitto e castigo” c’è il male, c’è l’espiazione ma la redenzione è un punto di domanda: forse, salvando una baby prostituta, Travis può vedere una luce nel viaggio al termine della notte. Il male a New York rappresenta il corrotto universale.

6 - C’È POSTA PER TE (2001): la posta elettronica, frontiera degli anni 2000 (ci illudevamo di essere arrivati al top, ma non esistevano ancora i social) s’impossessa di una New York delicata e vintage, raccontata nel film “Scrivimi fermo posta” di Lubitsch (1940) di cui Nora Ephron realizza un remake tecnologico ma non meno sentimentale. Ci sono Meg Ryan e Tom Hanks che si odiano ma si scrivono email intense, senza sapere della loro vera identità. Una love story pura su una città che (ri)fiorisce insieme a chi cerca l’amore, un microuniverso dove la coesistenza di piccole librerie e grandi catene non è che una sfumatura della complessità sociale, eterogenea e antropologica della composizione dei newyorchesi.

7 - EVA CONTRO EVA (1950): il filone di Broadway è cinema neyworchese nel cinema newyorchese. La storia delle stelle da palcoscenico amiche, nemiche, avvelenate e rivali è lunga e costellata di protagonisti (ultimo dei quali è l’indimenticabile Birdman di Iñárritu). L’attrice Bette Davis, Margo di Eva contro Eva che si vede sottrarre pezzo per pezzo la sua vita da una giovane arrivista, è regina di un capolavoro della Hollywood classica. Broadway piega la metropoli a una forma di “New York inside” che ospita un campionario di follie, nevrosi, gelosie, ossessioni con una costante: quella dello specchio. La stella, fagocitata nella maestosità del palcoscenico di New York, trova (o perde) sé stessa guardando la propria immagine riflessa o distorta in qualcun altro.

New York City Night Tour

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