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Autore Luca Marra :: 20 Ottobre 2014

Al Festival di Roma 2014 Wim Wenders presenta il suo ultimo film "Il sale della Terra" e tiene una lezione su Bellezza, Tempo e Verità.

Wim Wenders e Sebastiao Salgado

«Più invecchio, più capisco meno la fotografia» esordisce così il famoso regista Wim Wenders al Festival del Cinema di Roma 2014 dove presenta Il sale della terra ultimo suo film girato insieme a Juliano Ribeiro Salgado figlio del protagonista del lavoro di Wenders, il fotografo brasiliano Sebastião Salgado. Nella sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, ieri, 19 ottobre 2014 il regista de Il cielo sopra Berlino, Fino alla fine del mondo, Paris Texas ha tenuto una vera e propria lezione su Fotografia, Bellezza, Tempo e Verità destando l'attenzione di una sala gremita.

Il film codiretto da Wim Wenders, Il sale della Terra uscirà in sala in Italia il prossimo 23 ottobre dopo il Premio Speciale "Un Certain Regard" al Festival di Cannes 2014 e il Premio del Pubblico al Festival di San Sebastian. Il regista tedesco esamina il lavoro del fotografo Salgado intervistandolo e passando in rassegna alcune sue foto tratte da reportage intorno al mondo: dall'America Latina al Rwanda passando per l'Europa e non solo. Salgado ha posato l'occhio su conflitti internazionali, carestie, genocidi, migrazioni di massa. L'ultimo suo lavoro è dedicato alla Terra .«Pensavo di poter girare rapidamente – spiega Wenders – ma durante la lavorazione mi sono accorto di aver bisogno di più tempo. Abbiamo girato il film due volte. La prima normalmente con tre macchine da presa su di me, lui e una sulle foto. Poi volevo riprendere la sua reazione nel rivedere i suoi lavori. Ho filmato di nuovo riprendendo Salgado da uno schermo semitrasparente mentre riguardava le sue foto e discuteva».

Il fotografo brasiliano ha avuto due vite, da giovane in Europa dove ha studiato Economia, aveva la carriera spianata ma ha deciso di rischiare tutto seguendo la passione della fotografia e dando vita a reportage che hanno richiesto anni di lavorazione sul posto. «Chi vuole far cinema o fotografia secondo me – dice Wenders – dovrebbe abbandonare tutto come ha fatto Sebastião e diventare ciò che vuole fotografare».

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La conversazione, moderata dal critico Mario Sesti, si allarga poi dal film a temi portanti del Cinema, del Tempo e dell'Immagine che hanno attraversato, del resto, molta produzione wendersiana. «Una foto – spiega il regista – non racconta solo di chi è ritratto ma anche di chi scatta, di chi ritrae ed ha un controcampo incorporato che mi affascina. In Salgado questo controcampo ha amore, avventura, infinita conoscenza ma non lo capivo appieno e dunque ho fatto il film». Ne Il sale della Terra, si vedono molti scatti forti, intensissimi, come quelli che testimoniano la fame in Africa o le foto sui cercatori d'oro della Sierra Pelada: «Salgado è stato criticato più volte per il suo modo 'estetizzante' di fotografare. Ma secondo me – puntualizza l'autore tedesco – più che parlare del fatto che una foto sia bella o no, bisognerebbe capire se una foto sia giusta o no. Lui non cerca Bellezza ma Verità.

 

 

 

Non è vero che nessuno può ritrarre la morte o il dolore, bisogna farlo vedere perché la gente deve capire, l'importante è che sia fatto con rispetto e dignità, le uniche cose che contano. Devo pure puntualizzare però che Bellezza e Verità non sono concetti divisibili. Una cosa è bella perché è vera e viceversa. Poi sono anche due cose soggettive, ma nel caso della Bellezza ci sono più trappole».

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Nelle battute finali Wenders ha parlato del Tempo, tema connaturato alla foto e al film stesso. «Non sono un nostalgico, mi interessa il futuro però Cinema e Fotografia hanno una loro storia corposa dunque il passato influenza naturalmente». Prima di salutare il pubblico romano, Wenders racconta una parte della sua "missione" di cineasta:« È difficile capire il senso del Tempo. Le foto imprigionano frazioni di secondo, ma è quell'attimo che definisce il Tempo stesso e proprio il rapporto di quest'ultimo con la fotografia rimane, per me, un mistero. Continuerò a fare fotografia fino a quando non avrò una risposta migliore».

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