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Autore Luca Marra :: 18 Ottobre 2014

Il grande regista sudcoreano Park Chan-wook a Roma ha presentato il suo corto per il marchio Ermenegildo Zegna, una misteriosa storia di viaggi e cambi d'abito.

Park Chan-wook al Festival di Roma

Al Festival del Cinema di Roma 2014 è arrivato Park Chan-wook. L'acclamato regista sudcoreano, autore della Trilogia della Vendetta (Mr Vendetta, Oldboy, Lady Vendetta) ha presentato in prima mondiale il suo cortometraggio A rose reborn realizzato per la casa di Moda italiana Ermenegildo Zegna. Dopo la proiezione, ieri 17 ottobre 2014, il regista ha incontrato il pubblico dell'Auditorium Parco della Musica di Roma per una conversazione sul film.

Per la prima volta, Park Chan-wook si confronta con un mondo che lui stesso definisce «molto lontano» da sé. Un cortometraggio di 19 minuti per il marchio Ermenegildo Zegna che racconta di un manager londinese, interpretato da Jack Huston, obbligato a partire per un viaggio di lavoro: deve incontrare un certo Mr Wu. Un tragitto che prende subito le pieghe del mistero tra il Wyoming, Shangai e infine Milano. Per andare avanti nel percorso, il manager sarà costretto a scambiarsi d'abito con i suoi interlocutori, come in una sorta di metafora di apertura all'altro, di scambio d'esperienza, di uscita dai confini di se stesso. Oltre a Jack Huston, nel cast c'è Daniel Wu, la produzione è dell'italiano Luca Guadagnino, regista di Io sono l'amore. Musiche di Clint Mansell, compositore di molti film di Darren Aronofsky (tra questi il Leone d'Oro 2008 The Wrestler) e autore delle musiche dell'ultimo lungometraggio dello stesso Park Chan-wook, Stoker, uscito l'anno scorso in Italia.

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«Volevo fare un film con rapine e cose simili ma poi mi hanno detto che per varie ragioni non era possibile» ha esordito Park Chan-wook parlando del suo lavoro e poi ha spiegato: «Grazie a Stefano Pilati (direttore creativo di Ermenegildo Zegna, N.d.R) ho capito un po' di più del mondo della Moda. Il protagonista vive solo nel suo mondo ricco, Mr Wu diventa per lui una guida spirituale, lo fa uscire dal suo posto chiuso. Vuole utilizzare il suo potere per un mondo migliore. Rispetto alla Trilogia della Vendetta dunque A rose reborn è qualcosa di assai più positivo. Nonostante fosse un lavoro per una 'fashion house' ho usato anche una mia idea di Estetica». E a proposito di Estetica e Bellezza, il regista sudcoreano puntualizza: «Mi sono concentrato sulla forma rotonda che ritorna in diversi oggetti e inquadrature nel corto, sin dall'inizio sottolineo la bellezza di questa rotondità. Nel lavoro di preparazione di A rose reborn ho visto l'eleganza di certi accoppiamenti che prima non pensavo potessero essere giusti. In particolare nel mettere insieme giacca e pantaloni di motivi e trame diverse. Anche così ho pensato alla storia del film, di due uomini che si scambiavano l'abbigliamento».

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Durante l'incontro il regista di Oldboy, incalzato dalle domande, ha parlato del suo rapporto con altri paesi. Come gli Stati Uniti, dove nascono sempre più collaborazioni con la Corea del Sud (per esempio Snowpiercer, passato proprio l'anno scorso al Festival di Roma): «Queste collaborazioni – dice l'autore orientale - sono la strada per il futuro, l'unico svantaggio è che da noi, in Corea del Sud, la pre-produzione prende tempi troppo lunghi, mentre negli USA ad impegnare troppo tempo è la post-produzione». D'obbligo un cenno all'Italia naturalmente: «Sono stato molto tempo a Milano per questo cortometraggio, ho lavorato con grandi professionisti. Vorrei girare anche un lungometraggio nel vostro paese, sarebbe bellissimo».

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