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Autore Rosa Maiuccaro :: 30 Settembre 2014

In occasione dell’evento cinematografico “Il Potere dell’Attore” che si è tenuto a Roma, abbiamo intervistato l’ideatrice Ivana Chubbuck, una delle acting coach hollywoodiane più conosciute al mondo

Ivana Chubbuck

"Il Potere dell’Attore" era uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno. Decine di attori sono accorsi a Roma per dare il benvenuto ad un’acting coach di fama mondiale. Stiamo parlando di Ivana Chubbuck che ha formato, tra i tanti, Brad Pitt, Charlize Theron, James Franco e Halle Berry. L’abbiamo intervistata per saperne di più sul suo metodo di insegnamento e sulle sue considerazioni circa l’attuale stato dell’industria cinematografica.

Ci riassumerebbe in breve in cosa consiste il suo metodo di insegnamento?
La mia tecnica differisce dalle altre perché io credo che l’obiettivo di un attore non debba riprodurre delle emozioni ma la verità di un essere umano. Il mio metodo si nutre dei sentimenti e delle sofferenze personali per superare le difficoltà e raggiungere gli obiettivi, garantendomi un risultato più dinamico. Quest’esperienza di superamento e di vittoria rende la performance dell’attore più universale, capace di toccare le vite delle persone di tutto il mondo.

Come nasce l’esperienza de Il Potere dell’Attore?
All’inizio è stato uno strumento per sopravvivere all’infanzia di abusi che ho avuto. Poi ho trovato che potesse essere non solo estremamente efficace per lo sviluppo del personaggio in una sceneggiatura ma anche per la crescita personale dell’attore.

Che cos’è per lei il talento?
Hanno talento gli attori con una grande etica del lavoro, quelle che fanno delle scelte rischiose sia in termini di sceneggiatura che dei ruoli che scelgono di recitare. Insomma quegli attori che non vanno sul sicuro.

Che rapporto instaura con gli attori dei quali è acting coach?
È una relazione simbiotica. Io imparo da loro come loro imparano da me in un’esperienza di condivisione e di crescita sia professionale che personale. Siamo estremamente vicini. Spesso gli attori mi confidano cose che non direbbero neanche al loro terapista o ad un loro familiare perché sanno che stanno usando i loro segreti più intimi per creare un bel dipinto nella loro recitazione. Lo stesso succede con i grandi registi e i grandi sceneggiatori con cui collaboro.

C’è un attore che più di ogni altro la emoziona e trova completo?
Succede con ogni attore con cui lavoro. Il mio è il lavoro migliore del mondo perché mi porta a conoscere persone da cui traggo sempre ispirazione da tutto il mondo: dall’Australia a Israele, dalla Russia all’Inghilterra, dalla Scandinavia all’Italia.

Oggi le serie televisive hanno quasi preso il sopravvento sulle produzioni cinematografiche. Lei cosa ne pensa?
Ci sono molti casi in cui le serie televisive sono meglio dei film. La crisi economica che il mondo sta affrontando rende la televisione più libera. È nostro compito, come parte dell’industria dell’intrattenimento dare alla televisione la stessa qualità e attribuirle lo stesso valore di un film. Poi non si può generalizzare, ci sono delle belle e delle brutte serie così come ci sono bei film e brutti film.

È stata l’acting coach di grandi star come Charlize Theron, Halle Berry, Eva Mendez e Beyoncé Crede che a Hollywood nascere donna sia ancora una condizione di inferiorità?
Non credo che il genere abbia qualcosa a che vedere con il successo. Se lavori e prendi al volo le opportunità che ti capitano allora ce la farai. Se sei pigro e presuntuoso è più facile che fallirai. Il pregiudizio non può essere una scusa per non darsi da fare.

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Insegnare è solitamente un rapporto di dare e avere. Che cosa le hanno dato gli attori con i quali ha lavorato?
Una buona insegnante non smette mai di imparare. Durante ogni mia lezione che sia privata o di gruppo, imparo qualcosa insieme agli attori. Tempo fa ho preso una decisione: “Quando smetterò di imparare, smetterò di insegnare”.

Come crede che si sia evoluta l’industria cinematografica americana dai suoi inizi ad oggi?
All’inizio della mia carriera c’era molta censura. C’erano persone incaricate di controllare quello che potevi scrivere, esplorare, promuovere. Controllavano perfino se una coppia sposata potesse essere nello stesso letto sullo schermo. Grazie a Dio quei giorni sono finiti. Ci sono ancora degli ostacoli da oltrepassare ma oggi c’è molta più libertà, che è poi ciò che serve all’artista per esprimersi in pieno.

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