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Autore Marianna Ninni :: 2 Maggio 2014

Vent'anni dopo Quattro matrimoni e un funerale, lo sceneggiatore Richard Curtis e il produttore Duncan Kenworthy raccontano la genesi del film

Richard Curtis, sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale

Sono passati vent’anni da quel primo incontro tra Richard Curtis, regista del recente e bello Questione di tempo, e il produttore Duncan Kenworthy. Contattati dalla casa di produzione Working Title, i due vengono coinvolti nella realizzazione di un film, una commedia a basso budget che sarebbe stata diretta da Mike Newell. Il film racconta la storia di un giovane bello e simpatico che arriva sempre tardi agli appuntamenti, anche ai matrimoni dei suoi migliori amici, e perde la testa per una ragazza americana. Lui è Hugh Grant ed interpreta  Charles, lei è la splendida Andy McDowell e veste i panni di Carrie. Il film è l’ormai celebre Quattro matrimoni e un funerale. All’epoca Richard Curtis, uno scrittore sopra i 30 anni con un curiculum come sceneggiatore televisivo, non sapeva di certo come sarebbe andata ma l’intuizione gli disse di suggerire a Kenworthy di conservare un ricordo di quell’esperienza tutta nuova. Oggi Curtis e Kenworthy hanno rispettivamente 57 anni e 64 anni, si guardano indietro e raccontano a The Guardian quell’esperienza che vent’anni fa li ha visti lavorare insieme alla realizzazione di una commedia di successo su cui pochi o nessuno scommettevano.

Uscito in America nel marzo del 1994, Quattro matrimoni e un funerale fu un enorme successo e non fu da meno neanche nel Regno Unito dove approdò due mesi dopo. L’impatto fu tale che ispirò non solo le successive commedie romantiche dell’industria cinematografica ma diede vita ad un nuovo modo di portare i capelli, di scegliere le letture dei funerali e lanciò il giovanissimo Hugh Grant che fu scelto anche per i ruoli da protagonista in Notting Hill nel 1999 e in Love Actually nel 2003.

Curtis, sceneggiatore con una lunga esperienza nel settore televisivo, aveva decretato il successo della serie Blackadder con un solo unico rimpianto, quello di non aver conservato nulla. Tutto ciò che rimane di quel lavoro sono solo due poster firmati, finiti da qualche parte, e nulla di più. Da qui la scelta di porsi in maniera diversa di fronte a Quattro matrimoni e un funerale e raccogliere una serie di ricordi di quell’esperienza. Kenworthy ha subito preso per buono il consiglio. Alla sua prima esperienza come produttore, Kenworthy ha cominciato a raccogliere un archivio con meticolosa attenzione. Oggi è fiero di poter mostrare diverse versioni delle sceneggiatura del film in diverse lingue, italiano, spagnolo insieme ad una primissima versione dello script in inglese pieno di note, suggerimenti e correzioni, come la scena di sesso che si sarebbe dovuta svolgere all’interno di una limousine e poi cancellata in un secondo momento. E di correzioni in quel film ce ne sono state diverse. Si parla di un vero e proprio processo di revisione che è durato mesi e ne ha fatto un film di successo. A cominciare dal peso e dalla scelta di ogni singola parola.

“La cosa buffa” racconta Curtis “è che ho sempre considerato le parole scelte come deboli. La questione vera è che fino a quando non trovi la persona giusta alle audizioni, restano parole pessime”. A renderle funzionanti fu quindi Hugh Grant che fu scelto tra una rosa di 70 attori. “Quando fai le audizioni per un film, nove volte su dieci, gli attori che si presentano non funzionano. Ci sono sceneggiatori la cui qualità artistica è così particolare da risuonare perfetta con un alto numero di attori diversi. Nel mio caso, invece, sei sempre alla ricerca di qualcuno che abbia una particolare predisposizione e un particolare talento comico. E finché non sei di fronte a questa performance, nulla ti sembra andare nella direzione giusta”.

Quattro matrimoni e un funerale tardò a vedere la luce. Nel 1992 un collasso nei fondi di finanziamento costrinse i produttori ad accantonare il progetto per un po’. Kenworthy, nonostante lo stop, passò un anno intero a fare audizioni per cercare gli attori giusti. Quando arrivò il lascia passare della Working Title, il film impiegò solo 36 giorni ad essere realizzato. Fu girato nell’estate del 1993 dopo un lungo processo di revisione.

“Fare le riprese è costoso ma parlare è economico” ha raccontato Kenworthy, “solo parlando e riparlando del film abbiamo fatto la cernita di tutte le ambiguità, le battute poco divertenti, i fraintendimenti sui protagonisti che potevano risultare dannose. Il film non sarebbe stato nulla di tutto ciò che è oggi se non ci fossero state queste correzioni”.

Tante le foto e le immagini conservate. Alcune sono avvolte anche da un certo alone di tristezza. Come quelle che ritraggono Charlotte Coleman, l’attore scomparso nel 2001 a soli 31 anni. “Durante la tua vita lavori a tanti progetti e quando raggiungi la nostra età ti porti dietro anche delle ferite.” dice Curtis. I due dovettero contrastare anche i numerosi dubbi dei finanziatori americani. Tra copioni, immagini, locandine si trovano persino fax provenienti dall’Atlantico in cui si evidenziano le preoccupazioni degli investitori in merito ad alcune scelte, soprattutto quelle a contenuto sessuale, e al linguaggio del film, elementi che potevano incidere negativamente sulla riuscita della pellicola in territorio americano.

Durante la premiere di Salt Lake City circa 30 persone abbandonarono la sala dopo solo due minuti di film proprio per via del linguaggio un po’ troppo scurrile. Curtis era seduto qualche fila più dietro insieme a Hugh Grant che per la prima volta vedeva il lavoro finito. Scontate le perplessità di quest’ultimo che di fronte alla fuga disse “Forse non sarà proprio così popolare come speravamo”. La premiere inglese, invece, fu avvolta da un’atmosfera speciale. Grazie ad un’idea di Curtis la gente si presentò all’evento con qualcosa che ricordava il proprio matrimonio. Delle 2000 persone presenti, circa 200 indossavano l’abito del loro matrimonio.

Al di fuori del Regno Unito, invece, il successo fu dovuto in parte proprio all’interesse che si creò intorno a Grant. L’attore era giovane e affascinante ma anche estremamente divertente. In molti ricordano il discorso che Grant fece ai Golden Globe nel 1995 con la convinzione che fosse stato scritto dallo stesso Curtis. Lo sceneggiatore smentisce e dichiara anche che molte tra le scene più belle dei film a cui ha lavorato non sono neanche farina del suo sacco. Non è di Curtis la poesia di  WH Auden, vera chiave emozionale di tutto il film, che viene letta da John Hannah durante la scena del funerale del film così come non è sua l’idea della passeggiata attraverso le diverse stagioni che si vede in Notting Hill o l’idea delle lacrime di Emma Thompson sulle note di Joni Mitchell in Love Actually.

La sceneggiatura del film assicurò a Curtis una nomination agli Oscar. Il film fu anche incluso nella rosa dei cinque contendenti al Miglior film agli Oscar del 1995 insieme a Pulp Fiction, Le ali della libertà, Quiz Show e Forrest Gump. E che brividi quando durante la lettura del vincitori i due hanno per un nano secondo sperato nella vittoria. “Fffff” si sente dire… Ma quella “f” appartiene al celebre “Forrest Gump”.

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