Ritratto di Rita Andreetti
Autore Rita Andreetti :: 5 Dicembre 2014

Su suggerimento di Xi Jinping, gli artisti verranno spediti in campagna per soggiorni-studio di un mese, al fine di recuperare il contatto con il popolo

La Cina rurale fonte di ispirazione per artisti

Ribadisce l’accezione Comunista del Paese con un provvedimento che sa di Rivoluzione Culturale: Xi Jinping dà il via a dei programmi di affiancamento del popolo delle campagne, per tutti gli sceneggiatori, i registi, i presentatori, gli addetti televisivi e creativi in generale. Questo allo scopo di far recuperare a questa variegata categoria il contatto con la massa, e liberarsi della dipendenza dal mercato.

Ciononostante pare che questo provvedimento suoni un po’ anacronistico, o quasi in stile Mao Zedong: negli anni della Rivoluzione Culturale il despota aveva spedito nelle campagne tutti gli artisti, di qualunque vocazione, con la motivazione ufficiale di lavorare per il popolo. Nella realtà poi, questi creativi perdettero per anni il legame con la loro arte e abbandonarono la libera attività, per zappare la terra o pascolare il bestiame. Quelli proposti da Xi Jinping non sembrano essere provvedimenti così drastici, poiché i soggiorni si “limiteranno” ad un mese; tuttavia, vogliamo immaginare il milionario Zhang Yimou vivere nel villaggio della campagna che circonda Pechino, per carpire l’essenza della vita del paesano? Davvero riusciamo a vedere la bella ed eterea Gong Li rompersi le unghie appresso ad una zappa? Ovviamente, il tutto senza riscaldamento, vivendo in una catapecchia, facendo uso di toilette pubbliche o peggio, scavate nella terra; perché è qui che si estenda gran parte della Cina rurale.

“I lavori artistici dovrebbero essere come il sole nel cielo blu e la brezza di primavera che ispira la mente, scalda i cuori, coltiva il buon gusto e si libera degli stili indesiderati”  ha dichiarato Xi Jinping. L’Amministrazione Generale di Stato per i Media e la Comunicazione (SAPPRFT) ha rinforzato poi le parole del Primo Ministro così: “Questo sarà di supporto nell’aiutare gli artisti a formarsi una giusta visione dell’arte e a creare più capolavori. Il programma sarà a lungo termine”.  Non è chiaro se questa debba essere intesa come una avvisaglia, una minaccia, o un sincero augurio, visto che la SAPPRFT ci ha tenuto anche a sottolineare che gli artisti verranno spediti “tra le minoranze etniche e le zone di confine, e in quelle aree che hanno dato il contributo maggiore alla vittoria della nazione e della Rivoluzione”.

[Leggi anche: Beijing Independent Film Festival censurato]

Quantunque possa questa manovra avere una sincera volontà educativa, seppure opinabile, è sospettosa la comparsa di questo provvedimento a seguito di un’annata ricca di limitazioni e atti censori: dall’arresto di Ai Wei Wei, allo stop del Beijing Independent Film Festival, dai tagli sconsiderati su Blind Massage (per citarne uno tra i tanti), fino agli artisti bannati per il sostegno dichiarato alla protesta di Hong Kong. La situazione è sempre più tesa e questi strategici “workshop” campagnoli verso aree dimenticate dalla civilizzazione, non fanno che insospettire ulteriormente.

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