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Autore Luca Ceccotti :: 16 Settembre 2016

Recensione di Alla ricerca di Dory: il miglior sequel Pixar dai tempi di Toy Story 3

La Pixar ci è riuscita ancora. Non importa che si tratti di nuovi titoli o sequel: ciò che conta è il messaggio. Non importa, poi, come sia veicolato, perché la vera necessità è che giunga a destinazione, ed è dai tempi di Toy Story che le emozioni di questi piccoli miracoli in CGI squarciano cuori maturi e addestrano giovani menti alla vita.

È un lavoro duro, certo, pieno di complicazioni, di bivi, di scelte da prendere per il bene dello spettatore, ma qualcuno deve pur farlo, e giunti al loro diciassettesimo film con questo meraviglioso Alla ricerca di Dory, i ragazzi di John Lasseter sono ormai maestri indiscussi del sentimento. E oggi ce lo vogliono dimostrare ancora.

A distanza di ben 13 anni dalla storia di Nemo, Andrew Stanton torna nel mondo oceanico degli ormai famosi pesci pagliaccio e della dolce Dory, vera protagonista del sequel, che riflettendo indirettamente sul concetto di famiglia ricorda logicamente di avere dei genitori. La sua vita è ormai scandita dall'affetto di Marlin e Nemo e da abitudini letteralmente sorvegliate dai due, perché la facilità con la quale lei dimentica mina nel profondo la sua quotidianità. Eppure le manca qualcosa.

Sprazzi di memoria riportano alla luce abbracci e carezze, giochi e canzoni che erano la misura della sua infanzia felice al fianco dei suoi amati genitori. Era una pesciolina esile e con due enormi occhioni viola e curiosi che scrutavano mamma e papà, preoccupati di insegnarle ad apprezzarsi per come fosse, a prescindere dal fatto che si ricordasse o meno le cose. E allora ecco arrivare le risate, la gioia e la spensieratezza, finché non ci si dimenticava il perché di tanta felicità. Ma poco importava, perché Jenny e Charlie erano lì per ricordarglielo… "erano”.

Proprio la rievocazione di uno sbiadito passato lascerà vuota l'anima di Dory nel presente, tanto che chiederà ai suoi fedeli amici di accompagnarla in un viaggio alla ricerca dei suoi genitori, arrivando fino al Parco Oceanografico di Morro Bay, affrontando mille peripezie e incontrando nuovi, strampalati e simpaticissimi personaggi.  

Stanton propone agli aficionados e al grande pubblico forse il miglior sequel dello studio dai tempi di Toy Story 3, presentadoci il racconto coming of age di Dory e permettendoci di rivivere passo dopo passo la vita della simpatica protagonista acquatica prima che si imbattesse in Marlin alla riceca del figlioletto scomparso. Ci parla di legami indissolubili, di amicizia e lealtà con una verve umoristica e un’articolata e intima scrittura, che riesce ad essere profonda come gli abissi oceanici eppure immediata, semplice come un’aggraziata onda che si infrange con eleganza su di noi. È avvolgente, Alla ricerca di Dory: ci accoglie in un caloroso abbraccio dal primo all’ultimo frame e stuzzica le nostre coscienze sussurando all’Io bambino l’importanza di valori che a noi sembrano supeficiali, facendoci divertire e riuscendo a idratare anche l’animo più arido.

La riflessione finale è quanto mai importante: la strada di casa si ritrova sempre, anche e soprattutto quando sembra impossibile. È una memoria che può sbiadire, ma mai andarsene.
Dory, dimenticandosene, ce lo ricorda.

Voto della redazione: 

4

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