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Autore Alessandro Tavola :: 5 Febbraio 2015
Locandina di Jupiter - Il destino dell'universo

Recensione di Jupiter - Il destino dell'universo di Lana e Andy Wachowski con Mila Kunis, Channing Tatum e Eddie Redmayne: tra effetti e cliché, gli autori di "Matrix" e "Cloud Atlas" questa volta non riescono ad onorare il loro genere prediletto

Con Mila Kunis, Channing Tatum e Sean Bean a guidare il cast, Lana e Andy Wachowski tornano con Jupiter - Il destino dell'universo alla fantascienza più classica, ma questa volta il loro è solo un rimestare nel genere.

Nuovamente, i due autori non perdono l’occasione di rammentarci quanto siano figli dell’alternative-punk Anni Novanta e di quanto questo legame sia, purtroppo, difficile da scindere: se quasi sedici anni fa il primo Matrix gettava (nel bene e nel male) le basi per l’appeal dell’action a venire, la loro ultima opera appare di fatto come un’involuzione ed arretrata rispetto al panorama sci-fi attuale ad ogni livello.

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Fratello e sorella non vanno alla ricerca di un'estetica (tentata e riuscita, seppur mal accolta, con le vertigini cromatiche e cinetiche di Speed Racer nel 2008) o di un’atmosfera corale-spiritualistica come in Cloud Atlas, tantomeno di un dispositivo narrativo stimolante: il film, con protagonista una Mila Kunis dal carisma ai minimi, opta per una vicenda esile e arciclassica purtroppo del tutto calzante con il sottotitolo italiano, con la grana grossa del b-movie, portata avanti con linearità e senza un singolo colpo di scena, approssimativa ed adagiata su cliché adatti più ad un J-RPG che ad una pellicola che voglia risaltare od aprire le porte ad una saga.

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Tra genomi e nobiltà d’animo, reincarnazioni e pianeti-piantagione, avvolto in un velato citazionismo, non c’è nulla di nulla che non sia già stato visto e meglio raccontato anche dal duo stesso. Nel mancato sgarro degli stereotipi comuni ai cinque continenti, questa “semplicità” potrebbe essere la base salda voluta per un diverso approccio visivo, ma ciò non accade: mentre il montaggio sembra escludere volontariamente i momenti più teoricamente densi nella corsa agli snodi narrativi e la sceneggiatura è fatta a stracci, prediligendo l’azione e i momenti canonici ed essenziali, tutto il costumi-scenografie-effetti (comprensivo di superfluo 3D) riempie lo schermo di astronavi, colluttazioni, combattimenti aerei e pianeti con un cupo stile organicistico già ampiamente esplorato e consolidato, sfavillante e feticista quanto prevedibile, qui riportato da manuale ed incapace di emergere.

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Vigono sì tutti i temi cari ai Wachowski, ma sembra essere il loro stesso essere affezionati a determinati immaginari, e probabilmente alla convinzione che possano bastare, ad affliggere Jupiter - Il destino dell'universo, davanti al quale ci si ritrova ad affidarsi alle perfomance semicaricaturali del canuomo Channing Tatum e dei villain Eddie Redmayne e Douglas Booth più che ad ogni altra cosa, mentre scivolano negli occhi quintali di innocua computer grafica e nelle orecchie le parole di storie già raccontate.

Trailer di Jupiter - Il destino dell'universo

Voto della redazione: 

2

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