Ritratto di Fiaba Di Martino
Autore Fiaba Di Martino :: 8 Dicembre 2014
Locandina di Ma tu di che segno 6?

Recensione di Ma tu di che segno 6? di Neri Parenti con Massimo Boldi e Gigi Proietti | Offensivo, di livello infimamente sotto lo zero, un film-carcassa che non necessita nemmeno di autopsia critica per decretarne la morte cerebrale

Questa recensione non serve a nulla. Non è una provocazione polemica o uno sberleffo lamentoso bensì purtroppo una fredda constatazione, rigor mortis di un prodotto tanto indifendibile quanto ingiudicabile con gli strumenti, i parametri, le prospettive della critica cinematografica. Non ha (più) senso farlo, non c’è niente dentro che lo richieda (non c’è niente, punto), non è giudicabile come film così come uno scarabocchio casuale su un bloc-notes non è giudicabile artisticamente. È inutile ormai dire che il livello è infimamente sotto lo zero, che i non-dialoghi sono volgari e ignobili e un eterno ritorno dell’idiozia situazionista; che le macchiette sguaiate sono evanescenti e inesistenti, c'è solo il personaggio-cabarettista meno che zelighiano; che gli sketch tv da zapping immediato per autoconservazione sono rattoppati l’uno all’altro, che il linguaggio (altro termine assolutamente fuori luogo in questo contesto) non è neanche da fiction ma proprio pubblicitario (la Hessler che sfila al ralenti), nel senso dello spot più vuoto inerte e stitico.

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Di che segno 6?, col numero in cifra schiaffato tanto per occhieggiare al cerebroleso teen style, è una carcassa che non necessita nemmeno di autopsia per decretarne la morte cerebrale, priva di vita dal primo all'ultimo minuto, una qualsiasi merendina scaduta da un distributore automatico che ne ha pronte altre 50, prodotti in serie fatti in una catena di montaggio con lo stesso motore posticcio telecomandato.

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Titoli di testa e coda di grafica imbarazzante che sembrano il logo di un programma tv (appunto), Paolo Fox e “mignotte” come parole preferite, Boldi fa il Verdone ipocondriaco stanco stanchissimo viscido da vedere e ascoltare, Ricky Memphis che si conferma il corpo comico (?) più urticante agli occhi possibile, Amedeo Grieco che scimmiotta Checco Zalone, cinesi e venezuelane messi senza pudore a far da irrisi pagliacci, dialetto romano ed esterne di Euronics ogni tre inquadrature, suore e neri presi a calci; l’unico desiderio è che la poltrona diventi un buco nero e ci inghiotta, loop spregevole e scadente che, veramente, solo da noi. Stavolta ci si è poco liberamente ispirati all’oroscopo, la prossima volta ai ritardi di Trenitalia o ai cruciverba? L’orrore l’orrore l’orrore. 

Voto della redazione: 

1

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