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Autore Alessandro Tavola :: 27 Ottobre 2014
Locandina di Phoenix

Recensione di Phoenix - Il segreto del suo volto di Christian Petzold, con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf: composto e talvolta freddo, un film che racchiude nei gesti e nei silenzi una storia di rivincita e rinascita

Christian Petzold e la sua protagonista assoluta Nina Hoss presentano uno dei film più soddisfacenti di questa edizione del Festival di Roma: Phoenix.

Fenice: come un locale, come la risurrezione necessaria, urlata nel silenzio e nella compostezza della regia dell’autore di La scelta di Barbara. Un vengeance movie nascosto, fatto di calma e dialoghi, quasi meditabondo, dove la distruzione riesce ad invadere ogni particolare: il volto disfatto della protagonista, i suoi occhi scavati dopo gli interventi, il suo cruccio carico di terrore passato ed (ingiusto) senso di colpa, le macerie, i seminterrati, un uomo da amare e da odiare senza pronunciare una parola di troppo, mentre attorno ogni cosa si allontana e noi possiamo ammirare la mancanza di alternativa del ricomporsi delle ceneri.

L’eleganza di Phoenix talvolta sfocia nel gelido e nel distaccato: il secondo conflitto mondiale è una cassa di risonanza solo nascosta dell’annientamento dei sentimenti, dando la possibilità di concentrarsi sul’essenzialità delle interpretazioni e sulle scelte scenografiche. Phoenix è un film che pulsa grazie alla propria regia, ed il suo sguardo è volto al futuro, mai al passato, camminando perennemente lungo il perimetro di un baratro, percorrendolo per imparare ad abbandonarlo. Petzold accompagna Nina Hoss come un corpo timido, alone ed anima perduta di se stessa, che deve ritrovarsi, ricominciare a muoversi, imparare da zero il vivere e il viversi.

Uno scenario di guerra e d’amore dagli echi noir che ci fa vedere in ogni vittima un nuovo carnefice e viceversa, la giustificazione del riscatto, la necessità del compiersi. Il regista evita qualsiasi fronzolo ed accantona ogni retorica per darsi completamente all’esplorazione dei personaggi; dai toni fermi dell’inizio alla perfezione definitiva della conclusione, è nei gesti e nelle sfumature delle scelte e nell’apparente apatia incubatrice che la tensione riesce a darsi in un lento stillicidio all’apparenza immobile.privo di qualsiasi asprezza.

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Nel personaggio di Nelly ritroviamo il trauma ed il fantasmagorico; in lei si stratificano piani di nulla – quel nulla sovraccarico di naturalezza diversamente inesprimibile – diretti verso l’alto, fino a far riapparire quella donna per poi vederla andarsene, rinata e libera. Dal titolo alla regia, Phoenix è dotato una sorta di perfezione capace di dare sorpresa ed appagare senza voler domandare altro. 

Voto della redazione: 

3

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