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Autore Alessandro Tavola :: 12 Settembre 2015
Locandina di Remember

Recensione di Remember di Atom Egoyan con Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz: rivincita e giustizia si mescolano in questo film diretto con ordine dal regista de "Il dolce domani". In concorso Venezia 72

Remember, con Christopher Plummer e diretto da Atom Egoyan, si presenta come uno dei titoli meno criticabili in concorso a questo Festival di Venezia.

Con questo film il regista riesce a distaccarsi nettamente dalle sue opere più recenti, pasticci come Devil's Knot - Fino a prova contraria o flebili remake come Chloe - Tra seduzione e inganno.

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Da una parte abbiamo una sceneggiatura solida quanto prevedibile, in grado di ricordare il pretesto di This must be the place e di fare qualche ammiccamento a Memento. In Remember la perdita di memoria si presenta come regola di un gioco lineare: Christopher Plummer, affetto da demenza senile, intraprende un viaggio per gli Stati Uniti alla ricerca del responsabile dell’uccisione della sua famiglia ad Auschwitz. Materiale appetibile per qualsiasi tipo di pubblico, che Egoyan serve su un piatto d’argento il più lucidato possibile. Le sottili linee del mistero e la quest del film funzionano da sole e al regista spetta di non aggiungere banalità alla banalità, di caricare tensione, di far accettare evidenti carenze di sceneggiatura, di guidarci nel modo più chiaro possibile. E tutto ciò all’autore di Il viaggio di Felicia riesce benissimo, senza però che nessun valore ulteriore venga manifestato nella pellicola. Il nazismo visto oggi è un alloro a buon mercato, che senza una regia che riesca ad andare al di là dell’impressione, al senso comune, all’ovvietà della vendetta quasi più che a quella della giustizia.

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Egoyan non si sporca le mani e ci dà un protagonista calzante nelle sue contraddizioni, con tutto il resto costruito su misura. Il suo non arrivare ad un livello superiore non è né un fatto di morale né di ritmo, ma di sfumature. Perenne indizio, Remember non riesce ad emanare nulla più del racconto che si propone di dare, proponendosi come forma sartorialmente perfetta di una vicenda che avrebbe potuto stratificarsi (determinate scene o battute sembrano implorare per questo), confondere, agghiacciare, stimolare e che invece punta tutto su un certo livello di confidenza crescente e su un colpo di scena finale sì inappuntabile, ma troppo strettamente legato con la corda alla struttura e non alla regia.

Atom Egoyan porta in concorso quello che solitamente viene definito come compitino e che tale è, a prescindere da chi sia il mandatario.

Voto della redazione: 

3

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