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Autore Fiaba Di Martino :: 26 Febbraio 2015
Locandina di The Repairman

Recensione di The Repairman di Paolo Mitton con Daniele Savoca: Debutto anomalo per il panorama italiano, una commedia stralunata e in punta di penna, che nella seconda parte si perde un po'

Presentata nella sezione Festa Mobile al Torino Film Festival 2014, una pellicola bizzarra, delicata e scritta in punta di penna; anomala (ancora una volta, ed è ormai un complimento) per il cinema italiano, non solo nella commedia (ed ha, piuttosto, le forme dell’indie americano). È The Repairman di Paolo Mitton, che esordisce al lungometraggio (alle spalle tre corti) dopo aver lavorato agli effetti speciali di blockbuster come Harry Potter, Troy e Alien vs. Predator: ma con la sua opera prima realizza un progetto che è il contrario della spettacolarità ridondante, e che si fa forte altresì di un approccio minimal, stralunato e in punta di penna, con dei titoli di testa semplici, ironici e buffi che già preannunciano il mood del film, diviso in capitoli e che, dopo un breve prologo on the road, imposta il racconto su un flashback, esposto dal protagonista davanti a una platea di perplessi colleghi che come lui devono rifare l’esame della patente; è tutto affidato alla sua voce (anche narrante).

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Il “riparatore” del titolo è lui, Scanio (il bravo Daniele Savoca, sorta di Giuseppe Battiston meno debordante), figura quieta e straniata, malinconica e buffa, outcast incompreso dal mondo, allergico com’è alle convenzioni e ai lacci conformisti della società.

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Solitario, disordinato, per lavoro aggiusta macchine da caffè nel suo appartamento, è impacciato e incerto in amore, accomodante con i suoi superiori (“basta dargli qualche sicurezza e diventano quasi delle persone normali”), e tollerante nell’amicizia (quella con una coppia che passa il tempo a punzecchiarlo e criticarlo, come nella deliziosa sequenza della prima cena). Le cose iniziano a cambiare quando finalmente il Nostro incontra Helena, sociologa inglese con cui inizia una timida relazione che presto imbocca i binari di una tranquilla routine: ma Scanio continua a sentirsi diverso, placidamente mancante della voglia di normalità, uno status istintivo e ostinato che lo caratterizza a partire dal suo nome (a cui appunto manca la ‘a’). Ed è a questo punto, nella seconda parte, che The Repairman comincia a girare un po’ a vuoto, perdendo tempo sulla passività e sulle manie ossessivo-compulsive del protagonista, afflosciando qualche grammo di interesse e sfociando poi in un finale dolceamaro e irrisolto. Resta, in ogni caso, opera lieve e piacevole, una piccola gradita sorpresa.

Trailer di The Repairman

Voto della redazione: 

3

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