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Autore Pierre Hombrebueno :: 2 Settembre 2014
Short Skin di Duccio Chiarini

Recensione di Short Skin di Duccio Chiarini: Tra ansie sessuali e masturbazioni con polpi appena catturati, il regista insegue la commedia indie americana, iniettando la pellicola di momenti stranianti e personaggi semi-zombificati

In mancanza di un totale film scandalo qui alla 71° Mostra del Cinema di Venezia, possiamo forse accontentarci di Short Skin, debutto nel lungometraggio dello sconosciuto Duccio Chiarini. La pellicola, realizzata col sostegno dalla Biennale College, sta sorprendentemente avendo un buon riscontro tra gli spettatori del lido, tanto da essere stata acquistata sia per una distribuzione in Italia (Good Films) che all’estero (Films Boutique). Al centro delle vicende è un giovane ragazzo alle prese con le sue ansie sessuali: infatti, a causa di problemi al proprio pene, non riesce ad avere una normale attività erotica. In sostanza, è incapace persino di masturbarsi, figuriamoci di andare oltre.

I toni sono quelli della leggera comicità, ma l’opera non manca certamente di scene che potrebbero lasciare a disagio il pubblico più impreparato. Chiarini non censura e mette a nudo, in maniera letterale, il suo giovane protagonista, riprendendolo mentre è pervaso da sogni erotici o intanto che si spalma una lozione sulle parti intime. Sequenza più forte della pellicola, poi, è quella dove il ragazzo prova a fare sesso con un polpo morto, in quanto “è la cosa che si avvicina più a una vagina”. Ovviamente, non si sono fatti attendere i boati durante la proiezione ufficiale al Festival, divisi tra lo schifato e il divertito, lo svenimento trash e l’approvazione nocturniana. Eppure, nonostante la presenza di momenti forti, Short Skin è tutt’altro che morboso o provocante, sporco o lercio: infatti, ed è forse qui il maggior pregio dell'opera, anche le scene più weirdo riescono a inserirsi con naturalezza all'interno del racconto, il quale è attraversato da un mood pacato e un'atmosfera così rilassata da non essere mai cruda o volgare.

Come già con Maicol Jecson di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino, ci troviamo davanti ad una commedia che sembra tutt’altra che italiana, lontana anni luce da Virzì o Muccino, e piuttosto più legata all’indie americano, tra personaggi semi zombificati che straniano con il loro fare nonchalante. Certo, gli attori sono tutti degl’immensi cani, ma è forse anche la loro incapacità recitativa a renderli idonei in questo universo che sembra inseguire Todd Solondz. Indubbiamente la strada è ancora lunga, ma con un debutto già così interessante, non possiamo che aspettarci il meglio dal prossimo film di Duccio Chiarini. 

Trailer di Short Skin

Voto della redazione: 

3

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