Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 20 Maggio 2014

Niente più occhiali 3D nel sistema di proiezione tridimensionale di MIT. La chiave è una coppia di pannelli di modulatori a cristalli liquidi che agiscono come i classici LCD, sistemati tra la fonte di luce che sta dietro e la lente

Sistema di proiezione 3D senza occhiali di MIT

Il 3D ha rappresentato una sorta di Rinascimento dell'immagine in movimento in questi ultimissimi anni, ma le sue potenzialità non sono ancora state esplorate del tutto. Il gruppo Camera Culture di MIT Media Lab sta sviluppando un nuovo sistema di proiezione 3D che non necessita di occhiali e che offre ai vari utenti differenti angoli di prospettiva dello stesso oggetto. Il team vede il progetto non come un traguardo, ma come una transizione tra le attuali tecnologie e l'autentico video tridimensionale.

L'obiettivo di MIT è un sistema senza lenti ad ampio angolo di visione, con una risoluzione altissima e attualmente più economico delle tecnologie tridimensionali di qualità comparabile, al fine di suscitare l'interesse dei comuni fruitori di sistemi 2D. Il sistema non produce solo un'illusione del parallasse, ma crea un reale cambio di prospettiva per i molteplici utenti che guardano l'immagine da diverse angolazioni, proprio come di fronte a oggetti reali. In più, sono garantiti migliori risoluzione e contrasto rispetto a un convenzionale 2D.

Il cuore del progetto sta in una coppia di pannelli piatti di modulatori a cristalli liquidi che agiscono come dei sottili schermi a cristalli liquidi (LCD), sistemati tra la fonte di luce che sta dietro e la lente. La prima serie di LCD produce schemi di luce ad angolazioni particolari; questo schema passa attraverso la seconda fila, ma solo a questi angoli di prospettiva. A loro volta, questi passano attraverso una serie di lenti sistemate alla maniera del telescopio Kepleriano, prima di essere filtrati in uno schermo trasparente di proiezione costituito da linee di lenti verticali, un po' come i fogli striati trasparenti che si trovano nei libri dei bambini. Tutto questo porta a immagini 3D che cambiano non appena uno si sposta da uno degli otto punti di vista a un altro.

I modulatori operano un refresh dell'immagine 240 volte al secondo, meno rispetto ai moderni televisori, ma dieci volte tanto la normale velocità di un film. Il sistema richiede una notevole larghezza di banda per funzionare, ma, al contempo, offre la possibilità di un'altissima risoluzione video. Questo perché MIT usa algoritmi di compressione dei dati che si concentrano più sui bordi delle immagini che sul nucleo degli oggetti, perché i contorni cambiano di più rispetto al movimento o alla rotazione dei corpi. L'algoritmo produce anche un'immagine più luminosa con un contrasto più forte grazie alla capacità di generare qualcosa di più vicino al "nero autentico", cosa impossibile per gli LCD. L'immagine è migliorata, inoltre, dal modo in cui gli schemi di luce interagiscono l'un l'altro e, giocando su questo, si raggiungono risoluzioni altissime, nonostante siano necessari calcoli incredibili in tempo reale. Infine, il sistema di MIT non allarga semplicemente l'immagine – cosa che riduce il campo di visione nelle proiezioni 3D –, bensì è in grado di diffondere i pixel ora a uno ora a un altro punto.

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