Ritratto di Ilaria Floreano
Autore Ilaria Floreano :: 1 Febbraio 2015

In mostra a Villa Panza a Varese fino al 29 marzo "America", 34 fotografie di Wim Wenders scattate dagli anni ’70 al 2003, per rendere omaggio al nuovo continente e al suo cantore più celebre, Edward Hopper.

Di tutti gli artisti del Novecento, l’americano Edward Hopper è sicuramente il più cinematografico. Di tutti i registi europei, il tedesco Wim Wenders è certamente tra i più “americani”. Dopo averlo omaggiato apertamente in Crimini invisibili (1997), dove riproduce un set che ha le fattezze di Nighthawks (1945), con le camere sottovuoto e a colori accesi del nightclub dove Nastassja Kinski riceve la visita di Harry Dean Stanton (Paris, Texas, 1984), soffondendo un film come L’amico americano del fatale mix di alienazione e Unheimlich per cui Hopper è famoso (e in parte frainteso), ora Wenders riporta l’attenzione sul pittore nato a Nyack nel 1882 grazie alla mostra America, aperta a Villa Panza a Varese, fino al 29 marzo 2015, tutti i giorni tranne il lunedì dalle 10 alle 18.

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34 fotografie scattate tra gli anni Settanta e il 2003, disposte in ordine cronologico per raccontare l’America vista dall’Europa: l’America in cui ha scorrazzato Dennis Hopper, il cui cognome contiene in questo caso più destino che semplice coincidenza, sodale di Wenders cui ha prestato volto e speroni in L’amico americano; l’America infinita e tuttavia claustrofobica, isolata dalla propria grandezza, punteggiata di motel e stazioni di benzina e cinema che Edward Hopper ha ritratto indefessamente per oltre sessant’anni; dal punto di vista di un europeo che riempie tali immensi spazi della profondità di sguardo e respiro, del plus di senso al di là dell’apparenza sensibile, che il regista ha coltivato negli anni attraverso la sua opera cinematografica e, appunto, fotografica.

Tanti sono i cineasti che, più o meno inconsciamente, hanno riproposto nei loro film temi, immagini, scorci, dettagli e tagli “hopperiani”: da Hitchcock, il cui Bates Motel in Psyco (1960) sembra una copia conforme di House by the Railroad (1925), a Jane Campion, che in Bright Star (2009) sistema Abbie Cornish seduta di profilo sul letto, davanti alla tenda svolazzante di una finestra, come versione pre-postmoderna di Morning Sun (1952). Da Kubrick, che in Eyes Wide Shut (1999) inquadra Nicole Kidman nuda in piedi al centro dalla stanza come A Woman in the Sun (1961) alla recentissima serie targata HBO Olive Kitteridge (2014), tratta dal premio Pulitzer Elizabeth Strout e realizzata sullo sfondo di quelle case vittoriane del New England che hanno ispirato opere come Cape Code Evening (1939) o Second Story Sunlight (1960).

Solo l’autore nato a Düsseldorf nel 1945, però, ha fatto dell’ispirazione fornita dalle opere del pittore newyorkese un’opzione visiva consapevole e reiterata. Risulta evidente guardando le fotografie esposte: il negozio vuoto di Las Vegas in Entire Family, il drive-in a Marfa, il supermarket di Safeway in Texas, l’architettura avveniristica del palazzo di Houston in Entrance, sono ulteriori tasselli che idealmente (e amorosamente) proseguono la cosmogonia refrattaria all’umano e alla comunicazione, filosoficamente compresa in se stessa, concentrata e già passata oltre, sottratta allo scorrere del tempo perché congelata in un singolo istante delineata da Hopper. Mentre Cowboy Bar, esposto per la prima volta, Western World Development e in Near Four Corners, mettono a tema il concetto stesso di immagine, la sua funzione drammaturgica (al modo di opere come Drug Store, Automat, Two on the Aisle [1927] o Hotel Room [1931]).

Per chi non conosce Hopper e Wenders, un’occasione per avvicinarli e scoprirli, cominciando dai dettagli. Per chi li conosce, la possibilità di approfondirne la poetica, tornarvi sopra con una consapevolezza nuova, lasciarsi trasportare un’altra volta in un’America che, così, esiste e non esiste. A questo proposito, segnaliamo anche il tributo a Wim Wenders organizzato da Nexo Digital: il 18 e il 25 febbraio, in data unica, verranno proiettate nelle sale cinematografiche del circuito le versioni restaurate in digitale di Il cielo sopra Berlino e Paris, Texas (per info: www.nexodigital.it/1/id_400/Wim-Wenders-Tribute.asp).

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INFO mostra America (www.wimwendersvillapanza.it)

Orari: aperto tutti i giorni tranne i lunedì non festivi ore 10.00 - 18.00 (chiusura biglietteria ore 17.15). Tutte le domeniche la Villa e la mostra chiudono alle ore 20.00 (chiusura biglietteria ore 19.00).

Biglietti: ingresso gratuito per chi si iscrive al FAI (o rinnova l’iscrizione) al momento della visita. Iscritti FAI: € 6,00; adulti: € 12,50 (martedi e mercoledì € 10,00); ragazzi (4 - 14 anni): € 6,00; studenti (15 - 26 anni): giorni feriali € 8,00 - sabato, domenica, festivi € 10; famiglie (2 adulti + 2 bambini): € 30,00.

Visite guidate: tutte le domeniche visita guidata alla mostra compresa nel biglietto di ingresso ore 11.00 e ore 15.00.

Si organizzano visite guidate per gruppi su prenotazione (gruppo max 25 persone). Tel. 0332 283960

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