Ritratto di Simone Soranna
Autore Simone Soranna :: 20 Maggio 2015

Il nuovo film di Valérie Donzelli è un lavoro sbagliato che cerca di scandalizzare là dove non si dovrebbe. “Marguerite & Julien” ha trovato poco consenso al Festival di Cannes

Anaïs Demoustier e Valérie Donzelli a Cannes

Valérie Donzelli presenta in concorso a Cannes il suo nuovo lavoro Marguerite & Julien dalle premesse molto scottanti e interessanti al tempo stesso. Il film infatti si propone di raccontare la storia d’amore impossibile tra due fratelli, ostacolati in primis dalla famiglia e poi dall’intera società. Dopo Carol dunque (opera di Todd Haynes presentata sempre in concorso con al centro una storia d’amore omosessuale tra due donne), ecco un’altra pellicola dalla tematica delicata, ma affascinante che verte su una relazione impossibile. Purtroppo però quella della Donzelli è un’occasione mancata. Il suo lavoro infatti non riesce mai ad ingranare la marcia adeguata e ben presto rivela di essere più intenzionato a ricercare lo scalpore piuttosto che il cuore del pubblico.

La regista decide di adottare ancora una volta il suo stile pop e senza regole per confezionare in maniera accattivante la vicenda. Una scelta di per sé coraggiosa e che si sarebbe potuta rivelare funzionale. Tuttavia, ben presto la cineasta perde il controllo sulla materia e pare rimanere disorientata del tutto. Il film propone sequenze inspiegabili e poco riuscite in un continuo mix di epoche temporali che vorrebbero sottolineare l’atemporalità della vicenda. La Donzelli prova continuamente a ricercare lo scalpore del pubblico e si dimentica, a torto, della profondità della vicenda narrata. Sono sicuramente moltissimi gli spunti che sarebbero potuti essere approfonditi o, quanto meno, trattati con maggiore tatto e accortezza. Marguerite & Julien invece si lascia trasportare dalla sua carica visiva, che comunque non è neppure tra le più riuscite, spazientendo ben presto lo spettatore e lasciandolo a bocca asciutta.

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