Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 1 Dicembre 2014

L'ex moglie di James Cameron - il cui "Avatar" è stato stracciato agli Oscar del 2010 da "The Hurt Locker" della stessa Bigelow - non ha girato tantissimi film, ma lungo la sua carriera ha lasciato una perla per ogni genere che ha trattato

Kathryn Bigelow

Kathryn Bigelow ha appena compiuto 63 anni e, guardando la sua cinematografia, ci si rende conto di come la regista sia riuscita a toccare più generi pur girando pochi film, se si considera l'arco di attività sul grande schermo; nonostante una produzione misurata, alcuni suoi film sono entrati nell'immaginario comune grazie alla sapienza tecnica e alla cura delle immagini della donna che fu anche moglie di un altra firma da blockbuster, James Cameron.

Il faccia a faccia epico tra i due ex coniugi si ebbe nel 2010 ai Premi Oscar, quando la Bigelow si presentava con The Hurt Locker, una pellicola basata sulla dura vita dei soldati statunitensi in missione in Iraq e sulle ansie della guerra, a fronte dell'ultimo grido del 3D con cui gareggiava Cameron, che, con Avatar, ha effettivamente alzato l'asticella della stereoscopia cinematografica alla quale ha subordinato l'intero concept del lungo film tra fantasy e fantascientifico.

Le acrobazie tecnologiche e digitali di Cameron servirono a poco però, visto che il risultato inatteso furono i sei Academy per il film della Bigelow: miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro, miglior regista e miglior film. Un sigillo eterno per una carriera seminata di tante piccole perle da non dimenticare, bensì da prendere a esempio.

[Leggi anche: Kathryn Bigelow presenta il suo nuovo cortometraggio Last Days]

The Hurt Locker segnava il ritorno al cinema dopo anni da parte della regista, che quattro anni dopo ribadiva l'intenzione documentaristica con Zero Dark Thirty, storia della squadra che scoprì il rifugio di Osama Bin Laden. Il recente corto Last Days è ulteriore prova dell'interessamento alla causa 'reale' e del territorio, dopo che nel 2002 il film K-19, ambientato a bordo di un sottomarino, avera rappresentato un passo falso.

Gli anni '90 sono segnati da due pellicole di culto, Point Break, che fissa gli stilemi del poliziesco mischiandoli con azione, avventura, dramma e una strizzata d'occhio agli sport estremi; una sceneggiatura sensazionale ne fa uno dei film più freschi della prima metà dell'ultima decade dello scorso millennio. Del 1995 è Strange Days, capolavoro sci-fi che amalgama crime story, complotto politico e realtà virtuale: forse il suo film più originale e ricco di spunti.

Il buio si avvicina, del 1987, rappresenta vampiri singolari per l'epoca, con venature di esistenzialismo, mentre Il mistero dell'acqua del 2000 è un'operazione che prova a fondere noir e racconto storico, con fondamenta in un reale fatto di cronaca di fine '800. Blue Steel è forse il suo film più debole - poliziesco urbano con Jamie Lee Curtis e Ron Silver -, mentre The Loveless è l'opera di debutto, in realtà co-diretta, dramma di ispirazione giovanile.

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