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Autore Andrea Chimento :: 8 Ottobre 2014

Nuri Bilge Ceylan, regista turco di film come “Le tre scimmie” e “C’era una volta in Anatolia”, sta per tornare nelle nostre sale con “Il regno d’inverno”

Nuri Bilge Ceylan

Quando allo scorso Festival di Cannes venne annunciata la Palma d’oro, in pochi poterono dirsi sorpresi: fin dalla presentazione del cartellone, Il regno d’inverno di Nuri Bilge Ceylan era dato tra i favoriti della competizione, e così è stato. Da ormai diversi anni l’autore turco è considerato uno dei principali registi del cinema contemporaneo, seppur sia stato il recente trionfo sulla Croisette a dargli maggiore visibilità e popolarità.

Habitué della kermesse francese, Ceylan ha portato a Cannes persino il suo primo corto, Cocoon del 1995, un modello di riferimento per tutto il suo cinema e in particolare per il suo lungometraggio d’esordio, Small Town, del 1997. Come nel successivo Nuvole di maggio (1999) – un’opera autobiografica su un regista che torna al suo paese natale –i suoi lavori si posizionano al sottile confine tra realtà e finzione: gli attori sono spesso amici e familiari del regista, che si occupa di diversi ruoli tecnici.

La svolta della sua carriera arriva con Uzak (2003), che vince il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes. Con questa pellicola si delinea meglio lo stile del regista, fatto di lunghi silenzi, sequenze dilatate e riflessioni sul rapporto tra la provincia e la grande città.

Il successivo Il piacere e l’amore (2006) amplia ancora di più la potenza della sua opera: per la prima volta, Ceylan gira con videocamere digitali ad alta definizione e il racconto – una storia d’amore tormentata entrata in crisi dopo il matrimonio – vede protagonisti lo stesso regista e sua moglie. La cura visiva per i particolari è impressionante e così sarà anche ne Le tre scimmie (2008), con il quale conquista il titolo di Miglior Regista a Cannes.

Con C’era una volta in Anatolia (2011) sviluppa una riflessione ancor più significativa sul suo paese natale, sulla sua burocrazia, sulla sua politica e sui rapporti tra le persone che lo abitano. Poteva rimanere senza premi? No, Gran Premio della Giuria, sempre sulla Croisette. Dopo una lunga serie di riconoscimenti, la Palma d’oro è finalmente arrivata con Il regno d’inverno, ennesimo tassello di un percorso artistico chiaro e ben definito.

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La speranza è che, nonostante la lunga durata e l’andamento non certo brillante della pellicola, il premio sia il veicolo per far conoscere Ceylan a cinefili e appassionati che fino a oggi l’hanno eccessivamente trascurato. In attesa di scoprire quale sarà la nuova tappa del suo percorso autoriale che, tanto per cambiare, potrebbe essere presentata in concorso al Festival di Cannes.

 

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