Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 8 Marzo 2015

Un cast stellare - per chi conosce la radio e i suoi beniamini più famosi - partecipa al film di Massimo Ivan Falsetta, che vuole ricordare, con "Onde Road", i magici tempi delle radio libere in Italia e le loro voci, su tutti l'Olandese Volante

Federico l'Olandese Volante

Da giovedì 26 marzo ci sarà finalmente nelle sale cinematografiche Onde Road, il film di Massimo Ivan Falsetta che rappresenta un viaggio “retrofuturista” alla scoperta di un mondo cult perduto, quello delle radio libere italiane. La musica, i protagonisti di allora e le prime trasmissioni radiofoniche raccontate con stile pop e scanzonato. L'incredibile cast è composto da Federico l’Olandese Volante, Awanagana, Fabrice Quagliotti, Battaglia e Miseferi, Paolo Pasquali, Barbara Cambrea e Francesca Zavettieri.

Awanagana, speaker storico di Radio Montecarlo, con un atto terroristico ma romantico blocca tutte le frequenze delle radio moderne. Una fantomatica speaker (Francesca Zavettieri), nascosta chissà dove in Calabria, inonda l’etere con trasmissioni di repertorio nazionali degli anni settanta e ottanta. Federico l’Olandese Volante, capo della censura futuribile (un corpo speciale dei servizi segreti), non può tollerare un simile affronto e invia l’agente Barbara Bi (Barbara Cambrea) a setacciare la Calabria, alla ricerca della misteriosa speaker e anche di se stessa. Un viaggio di sola andata nel favoloso mondo delle radio libere, in cui capiterà di tutto e ascolteremo di tutto (rigorosamente contenuti originali), tra balli, risate, incontri ravvicinati con alieni (Fabrice Quagliotti dei Rockets) e un finale persino oltreoceano, a New York.

[Leggi anche: "Onde Road": le radio libere degli anni ‘70 - ‘80 al cinema]

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Chiunque abbia vissuto la stagione delle radio libere, non può che commuoversi nel ricordo di quello che è stato uno squarcio storico di autentica libertà. Una generazione che ha sognato di conquistare il mondo: con pochissimi soldi, raccattando attrezzature e rintanandosi in locali di fortuna, era possibile mettere in piedi una radio, liberarsi nel vuoto, far viaggiare la propria voce per chilometri e chilometri, o semplicemente “coprire” il proprio paese a partire da sotto casa.

In pochi anni, a cavallo tra il 1975 e il 1980, tutte le frequenze disponibili, almeno nelle grandi città, vennero occupate da decine di radio libere. Pirati che solcavano “i mari” nel periodo in cui si andava conquistando l’etere a discapito dei monopoli delle reti pubbliche nazionali, poco attente alle nuove mode e ai nuovi generi musicali.

Le voci erano quanto meno improbabili: un popolo di speaker improvvisati, disc-jockey/fruttivendoli, intrattenitori/meccanici e una valanga di musica libera, fatta perlopiù con i dischi che si avevano in casa, in barba al copyright. In molte di quelle piccole realtà si producevano programmi spesso geniali, fatti non solo di dediche, come si è portati erroneamente a pensare, ma caratterizzati da inchieste, intrattenimento, informazione, sport, spettacolo, denuncia sociale… Lo scopo di questo film è rivivere quel periodo, come spunto di riflessione sugli attuali mezzi di comunicazione, dalle moderne radio (e web radio) ai social network. Un modo per riflettere sulla libertà d’espressione oggi, e sulle nuove generazioni.

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