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Autore Camilla Maccaferri :: 4 Settembre 2014
Locandina Burying the Ex

Recensione di Burying the Ex di Joe Dante. Il mago della contaminazione colpisce ancora con un'irresistibile zombie-comedy che si tinge di rosa, presentata fuori concorso a Venezia 71

Non c’è niente di meglio che fare affidamento su un autore solido, per quanto non totalmente esente da cadute di stile, ma onesto e insuperabile nel fare del mash-up di generi una vera e propria arte per risollevare le sorti di questo mesto Festival con un colpo di coda finale:  a Venezia è il momento di Joe Dante con il suo Burying the Ex. Presentata fuori concorso, questa horror comedy dal ritmo indiavolato è un piccolo gioiello citazionista per gli amanti di zombie e vampiri e rischia di diventare una delle poche pellicole che rimarranno nella storia di Venezia 71.

Max (Anton Yelchin) è un appassionato commesso in un negozio di scherzi macabri losangelino che sta con la pedante Evelyn (Ashley Greene, la Alice Cullen della saga Twilight), vegana intransigente e maniaca dell’ecosostenibilità. Proprio quando il ragazzo si decide a lasciarla, Evelyn muore investita e Max sembra ritrovare la felicità accanto a Olivia (Alexandra Daddario, direttamente dal successo di True Detective), esuberante fanatica della cultura horror. Ma Evelyn è decisa a non lasciare andare il suo Max neanche una volta varcate le soglie dell’aldilà.

Una meravigliosa selva di citazioni, dai poster dei b-movies più disparati alle sequenze di film con Boris Karloff, Christopher Lee, Bela Lugosi, dalla maschera di Lon Chaney ne Il fantasma dell’opera alla proiezione di La notte dei morti viventi del maestro Romero in un cimitero: una vera e propria goduria per ogni fan dell’horror che si rispetti. Al di là di questo, un racconto perfettamente in bilico tra eros e thanatos, dalla tagliente ironia, venato di romanticismo mai stucchevole e di taglienti stilettate a certa controcultura talebana del vivere sano tanto di moda ai nostri giorni.

Interpreti in gran forma: a partire dal protagonista Yelchin, che dimostra la sua arguta intelligenza dando vita a un personaggio mai sopra le righe ma perfettamente calibrato nel ruolo del fidanzato abulico, ma anche il parco femminile dà grandi soddisfazioni. Allegramente e macabramente insopportabile l’oppressiva Greene, mentre affascinante e vitale la bellissima Daddario: un catfight tra le due può risultare una miscela esplosiva. Divertente e rutilante il “festaiolo” Oliver Cooper (Project X, Una notte da leoni 3) nel ruolo dell’eccessivo Travis, scatenato fratellastro di Max. Colonna sonora azzeccatissima e un omaggio anche a Johnny Ramone, il cui monumento nel cimitero di Hollywood viene salutato dai protagonisti con giusta devozione.

In perfetto equilibrio tra divertimento e tributo, a sessantotto anni Joe Dante è ancora capace di regalare intrattenimento di grande qualità, entusiasmando e trascinando come ai tempi gloriosi de I Gremlins: un peccato non aver potuto salutare il grande regista, che non è riuscito a venire al Lido, e una forte speranza di vedere presto la pellicola nelle nostre sale. 

Voto della redazione: 

4

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