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Autore Fiaba Di Martino :: 17 Agosto 2014

Recensione di Dragon Trainer 2 di Dean DeBlois: sequel non all'altezza della freschezza dell'originale, ma che regala qualche inaspettato colpo di coda, tra una figura femminile inedita e un efficace romanticismo genitoriale

Nel 2010, annus mirabilis dell’animazione, capace di sfoderare gioielli come Rapunzel, L'illusionistaMegamind e il capolavoro Toy Story 3, usciva anche un piccolo miracolo targato Dreamworks, la storia di un’amicizia iniziata nel peggiore dei modi e finita con una rivoluzione di pace e un inaspettato atto di coraggio (di scrittura) che metteva fisicamente, oltre che emotivamente, sullo stesso piano le figure indimenticabili di un quindicenne impacciato e quasi nerd, e un draghetto “kawaii” (dichiaratamente ispirato alle batuffolose mascotte di Miyazaki). Stiamo ovviamente parlando di Dragon Trainer, tratto da una fortunata serie letteraria e creatore di un fandom piuttosto ingente: un prodotto irresistibile, oscillante tra una delicata commozione e una finissima scrittura, che alla fine suggellava un bellissimo inno alla tolleranza, all’apertura e, anche, all’accettazione del prezzo del sacrificio.

Si aspettava dunque al varco, innamorati del primo, perfetto e compiuto capitolo iniziale, la seconda tappa delle avventure di Hiccup e Sdentato, che ritroviamo cinque anni dopo, il primo ormai giovane uomo fatto e finito, il secondo sempre adorabilmente cucciolo, entrambi interdipendenti e intraprendenti. Per quanto ottimamente animato, scorrevole e spesso divertente, Dragon Trainer 2 mostra però presto il fianco per via di un percorso narrativo che, questa volta, si rifà ad espedienti risaputi, dal supercattivo sfregiato alle ansie paterne, e soprattutto a causa della (inevitabile?) mancanza di freschezza e novità che al contrario trasudavano spumeggianti dall’inarrivabile precedente. È, insomma, forse la meno riuscita delle opere del regista Dean DeBlois, già autore dell’episodio capostipite e del sottovalutato e delizioso Lilo & Stitch; eppure qualche freccia al suo arco, qualche colpo di coda (è davvero il caso di dirlo!) il sequel in questione ce l’ha. Ad esempio la figura di Valka (*), personaggio femminile affascinante e sfuggente, selvaggio e indipendente, una donna che abbandona – all’inizio involontariamente – marito e figlioletto per perseguire un ideale, un bene superiore, andando ad abitare un luogo dal sapore primordiale, misterioso e sorprendente che ricorda la meraviglia della terra di Pandora in Avatar.

Poi, è indubbiamente inedito e bello in un film d’animazione vedere una scena romantica ed emozionante di cui sono protagonisti due adulti, due genitori che nel momento più tenero e toccante – un momento familiare – dell’intera pellicola si dichiarano amore eterno danzando di fronte agli occhi incantati del figlio, che ha lo sguardo rapito di chi si trova di fronte alla più grande delle magie, dinanzi alla quale non c'è combattimento dragonesco, per quanto ardito e spettacolare, che tenga.

(*) La sua identità, uno dei colpi di scena del film, viene però abbondantemente spoilerata dagli spietati trailer: per non guastarvela, vi invitiamo caldamente ad evitarli. 

Trailer di Dragon Trainer 2

Voto della redazione: 

3

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