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Autore Davide Stanzione :: 29 Ottobre 2014

Recensione di La spia - A Most Wanted Man di Anton Corbjin con Philip Seymour Hoffman e Rachel McAdams: Una trama spionistica che scorre senza nessuna ragione d'interesse oltre all'ultima interpretazione di Philip Seymour Hoffman

È tutt’altro che semplice o automatico tradurre in immagini un romanzo di John Le Carré. Perché occorre trovare una parafrasi visiva per delle trame cesellate in modo incredibile, in cui ogni dettaglio è al suo posto e niente appare lasciato al caso. Neanche la più insignificante minuzia può essere trascurata, insomma, perché molto probabilmente essa cela uno snodo decisivo. Era così ne La Talpa, magistrale adattamento di un altro celebre lavoro dello scrittore, nel quale il regista Tomas Alfredson aveva orchestrato una sinfonia dimessa che dava grande lustro ai meccanismi della pagina scritta trasferendoli su immagini eleganti, algide e perfino austere.

Ne La spia – A Most Wanted Man l’approccio è decisamente un altro. Anton Corbjin, leggendario fotografo autore di videoclip per band come U2 e Depeche Mode, si confronta con l’ambientazione asettica di una trama spionistica spesa tra Amburgo e Berlino e il suo sguardo sembra adattarsi fin da subito al grigiore impersonale di luoghi e spazi ripiegati su stessi, nei quali è negata ogni apertura verso il contesto urbano e tutto si consuma tra scrivanie, intercettazioni, operazioni di segretezza.

Corbjin non è Alfredson, da regista si è dimostrato assai alterno (il dimenticabile The American ha fatto seguito al ben più notevole Control) e anche in questo caso non centra il giusto passo, smarrendosi dentro la storia attraverso passaggi pigri e rinsecchiti. E’ opportuno rivelare, naturalmente, come la differenza d’approccio dei due registi stia tutto nel manico: tanto era dedito all’estetica Alfredson, che per suo tramite intendeva inscenare un mondo di esseri umani privi di evidenze emotive e quasi robotici, quanto votato alla pura narrazione è e vuole essere Corbjin, lasciando che sia l’efficacia sulla storia a guadagnarsi la ribalta. Peccato però che La spia – A Most Wanted Man non abbia davvero un solo slancio in grado di irretire né un momento particolare in grado di svettare sopra l’apparenza anodina del resto.

[Leggi anche: “La spia - A most wanted man”, omaggio a Philip Seymour Hoffman]

Allora il film, stipato di star tedesche data l’ambientazione (otre a Rachel McAdams e Willem Dafoe ci sono infatti anche Nina Hoss e Daniel Brühl), non può non avere come unico motivo di interesse l’ultima apparizione sullo schermo in veste da protagonista del compianto Philip Seymour Hoffman, scomparso lo scorso febbraio. Vederlo un’ultima volta alle prese con ciò in cui era il migliore, ovvero una recitazione sofferta che parte in primo luogo dall’uso del corpo per poi estendersi a tutti gli strumenti propri di un attore, non può non mettere addosso un innegabile velo di tristezza. Soprattutto alla luce della scena finale, unico lampo in un film monocorde, in cui quello scatto d’ira e quel “fuck!” urlato a squarciagola dal suo personaggio sono un congedo simile a una pugnalata. 

Trailer di La spia - A Most Wanted Man

Voto della redazione: 

2

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