Ritratto di Pierre Hombrebueno
Autore Pierre Hombrebueno :: 2 Ottobre 2014
Locandina di Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires

Recensione di Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires: L'argentino Gustavo Taretto dipinge un sognante romance privo di andatura narrativa ma denso di ipnotico magnetismo

“Don't be sad, i know you will, but don’t give up until true love finds you in the end”, cantava dolcemente Daniel Johnston. La medesima canzone che ascoltano Martin e Mariana soli nelle proprie stanze, anime affini l'una in cerca dell'altra, pur senza ancora ancora saperlo. Perchè è difficile trovarsi a Buenos Aires, città di alienazione ansia depressione tachicardia solitudine ipocondria, un luogo dove si rischia di camminare fianco a fianco ma senza sfiorarsi mai, magari per colpa di un incidente, un attimo di distrazione, l'ennesimo gioco del fato.

Eppure, è il regista stesso ad annusare l'amore per aria, divertendosi a disegnare cuoricini sullo schermo, in quell'immagine già immediatamente totale e assoluta, per noi dreamer romantici che sentiamo l'odore di primavera al primo contatto di pelle, al primo rintocco di un tempo che si ferma come per magia, che sia tra i vicoli di Chungking o tra i grattacieli di una metropoli argentina, fra le esplosioni al neon o il deprimente grigiore dell'asfalto.

È bello Medianeras, con quel suo svolgersi assorto e suadente, rifiutando gli attacchi d'enfasi in nome delle inquadrature fisse e della voice off: la cura è per i particolari fotografici, le immagini che si fanno ognuna tableau vivant e mini sketch narrativo pulsante di vita propria e slegata da ogni possibile concatenazione causa-effetto.

Possiamo dire che non ci sia storia nella pellicola, casomai un mood che penetra pian piano nella suggestione, un modo di sentirsi che riempie volti – angoli – strade – vetrine – parole – finestre: quello di un incessante vagabondare, fantasma di sé stessi, in cerca del proprio posto in questo caos disconnesso che chiamiamo mondo; di un motivo per abbattere i muri per far costruire una fessura da cui annusare seppur brevemente il sole, di un eroe a cui aggrapparsi, meglio ancora se fuoriuscito da un libro di giovinezza.

Innamorarsi a Buenos Aires è un film da vedere e rivedere a pezzi casuali, partendo da metà per poi arrivare all'intro, 10 minuti oggi e 27 domani; non importa, perchè ha la medesima compattezza di una tenera ipnosi dreampop, di quelle che non possono avere né inizio né fine, ma solo tanti riverberi sognanti.

Trailer di Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires

Voto della redazione: 

4

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