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Autore Davide Stanzione :: 26 Agosto 2014
Locandina di "Mud"

Recensione di Mud: Il nuovo film di Jeff Nichols, distribuito in Italia con colpevole ritardo e a due anni di distanza dal passaggio a Cannes in Concorso, restituisce tutto il calore dell'epica e del romanzo di formazione americani

Neckbone ed Ellis, due ragazzini dell’Arkansas, s’imbarcano sul fiume Mississippi. Scorgono un motoscafo in mezzo ai rami di un albero ma il mezzo ha già un curioso abitante: Mud, fuggitivo che scappa dal resto del mondo e vive ai margini, da recluso, come un drop out. Il terzo film di Jeff Nichols, sublime tessitore di atmosfere, è un’opera più classica del precedente Take Shelter ma non più rassicurante, che affronta la complessità dell’archetipo con la lucida consapevolezza della modernità. Ed è così che il suo romanzo di formazione assume su di sé il peso delle sfumature contrastate, del chiaroscuro della provincia americana e dell’epica che ad essa si accompagna puntualmente, ma anche del calore del sentimento e della fratellanza, del reciproco sostegno e della maturità da conquistare fianco a fianco col diverso.

Il Mud di McConaughey è un personaggio speciale ed incredibile, che fa da contrappunto all’energia dei due protagonisti adolescenti. Un personaggio di questo livello e così ben scritto mancava, per esempio, in Stand by me, ma in quel caso era la coralità dei più giovani a sopperire e a fare il resto. In questo caso invece quello strambo individuo, ancora legato all’amore per una donna (difficile immaginare uno struggimento più tipico di questo), è il punto di riferimento costante. Si cresce davvero per contrasto, infatti, non solo per imitazione. Si cresce quando ci si lascia alle spalle famiglie dalle colpe sepolte e taciute, quando si diventa disposti ad ascoltare per davvero ciò che di oscuro e indomito c’è dentro ognuno di noi.

Più che un film sulla perdita dell’innocenza, Mud è dunque un film sulla violazione terapeutica della purezza originaria. In Un mondo perfetto di Eastwood il piccolo protagonista seguiva un criminale nelle sue imprese, qui uno dei due ragazzi accusa Mud di averlo fatto diventare un ladro senza motivo, in una delle scene più belle e toccanti del film. Se si confrontano i finali dei due film, in fondo, le sensazioni che sopraggiungeranno non sono poi così diverse. Solo che oggi, in un clima d’incertezza che permea perfino gli angoli più rurali della realtà, anche la morte è diventata un fatto aleatorio e poco concreto, per la quale trattenere il fiato fino all’ultimo.

Il cinema di Nichols si spoglia degli orpelli paranoici che pure aveva fatto propri in modo magistrale nei suoi film precedenti e si immerge nella bellezza limpida e senza fronzoli di un film che scalda il cuore con mezzi risaputi e meccanismi già ben oliati, ai quali però sa infondere nuova linfa attraverso una visione vitale e commossa del cinema americano che fu. Un merito enorme, soprattutto perché si tratta di ciò che da sempre identifica i più grandi autori del cinema a stelle e strisce contemporaneo, da Eastwood in giù. E Nichols è, chiaramente, uno di quelli su cui puntare tutto. 

Trailer di Mud

Voto della redazione: 

4

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